Forse ci sta sfuggendo qualcosa. E stavolta lo dico in positivo, o quasi. Vi siete per caso accorte delle parole del nostro Premier dei giorni scorsi? O sono passate inosservate anche quelle di Christine Lagarde, numero uno del Fondo Monetario Internazionale?

Il problema è, come ha sostenuto Maria Latella in un interessantissimo articolo sul Messaggero, che siamo noi stesse a minimizzare: le donne che ricoprono ruoli importanti pare vogliano passare inosservate; e anche quelle meno influenti (quelle “normali” come me, insomma) non fanno nulla per sottolineare l’eccellenza della “categoria”. Sbagliato.

Un segno di umiltà, certo, di quelli che stentano a suscitare antipatia (oppure un semplice segno d’invidia e rivalità femminile?!?); ma così rischiamo davvero di non dare mai a Cesare quel che è suo, anche se in questo caso parlerei più di Cleopatra.

Sono poche le donne ai vertici del mondo, politico, economico o scientifico che sia. Eppure quelle poche vanno oltre le aspettative, ottengono risultati, raggiungono obiettivi, risollevano situazioni disastrose. Posti scomodi ricoperti brillantemente. E, con un risvolto di prospettiva, suggerito sempre nell’articolo di cui sopra, potrebbe non trattarsi di “punizioni”: le posizioni difficili vengono assegnate alle donne forse perchè sono le uniche in grado di occuparle con un certo piglio.

Una piccola, ma significativa e alquanto triste digressione circa il sistema culturale italiano io poi la farei: basti guardare ai titoli dell’Economist su Angela Merkel, “la leader di tutti i leader“, e rapportarle alle espressioni utilizzate dal nostro ex Presidente del Consiglio (“culona inchiavabile” et similia), per avere un quadro chiaro e conciso di cosa pensi il maschio italico medio del genere femminile (e qui torniamo a quell’annosa e antipaticissima questione linguistica, per cui nel nostro Paese molti termini offensivi riguardano esclusivamente le donne e rimangono privi, di fatto, di consoni corrispettivi al maschile. Il che la dice lunga).

Certo le parole di Letta ci fanno ben sperare, almeno su un piano ideologico. A proposito, se vi state ancora chiedendo cosa abbia detto il Premier nei giorni scorsi, sappiate che ha elogiato le sue ministre, sostenendo che svolgano i loro compiti di gran lunga meglio rispetto ai loro colleghi uomini. E se davvero vi sono sfuggite anche le dichiarazioni di Christine Lagarde, sappiate che alla domanda «Dove investirebbe i soldi, lei che è a capo del Fmi?», lei ha risposto “Nell’educazione delle ragazze”. E di sicuro non pensava a una scuola di economia domestica.

Cosa rende le donne così CAPACI? Cosa le distingue? La caparbietà? Il cognome? La bellezza? L’intelligenza? La capacità di scegliere a chi darla? Oppure semplicemente una dose ben calibrata di buon senso? Pur notando d’altra parte che di esempi “spietati” ne esistono anche tra la popolazione venusiana: l’executive feminism potrebbe essere un valido esempio; sarebbe poi sufficiente leggere Sheryl Sandberg con il suo “Lean in”, per rendersi conto di quanto una donna possa diventare crudelmente indifferente, se non ai suoi obiettivi.

In ogni caso si tratta di donne vincenti. Con le buone o con le cattive. Donne che non andrebbero minimizzate, donne che servirebbero da esempio. E non solo per le altre donne, ma anche e soprattutto per quelle categorie di uomini che pensano al genere femminile esclusivamente come “nude” proprietarie di una cosa sola. Berlusconi docet.

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