Per le donne avvocato la situazione nazionale non è rosea, dati i ritardi italiani nonostante la grande ascesa femminile nella professione forense. Si è tenuto oggi a Roma un convegno sulle donne nelle professioni liberali organizzato dall’Associazione degli avvocati romani e dal Centro Studi sul Diritto di Famiglia, in presenza del ministro Elsa Fornero, delegata alle Pari opportunità.

Le donne avvocato in Italia sono oggi il 41% dei legali, percentuale che cresce in modo significativo nella classe di età tra i 24 e i 29 anni, dove raggiunge addirittura il 58%. Si tratta di un incremento significativo, che ha fatto registrare una crescita repentina nel tempo: negli anni Ottanta le donne negli albi forensi superavano appena il 6%, dopo un decennio erano di poco superiori al 20%, per arrivare al 40% solo nel 2005.

Nonostante la maggiore presenza femminile, continuano però a sopravvivere quei modelli di carriera tradizionali che emarginano le donne dai ruoli di vertice.

Le donne avvocato sono titolari di studi in misura nettamente inferiore rispetto agli uomini, in rapporto 1 a 4, e lavorano preventivamente in qualità di collaboratrici o dipendenti presso studi legali. Anche a parità di mansione, le donne percepiscono stipendi inferiori: una donna avvocato percepisce circa il 58% in meno rispetto a un collega uomo.

Se il matrimonio è oggi sempre meno un ostacolo per la carriera femminile, la maternità continua a condizionare le scelte professionali delle donne, molte delle quali decidono di lasciare la professione. Il tasso di abbandono femminile è in media di circa il 31%, contro il 18% fatto registrare dai colleghi maschi. Nei primi 5 anni di attività, 117 donne su 1000 abbandonano la professione forense, a fronte di 68 uomini su 1000. Solo perché sono meno “resistenti” allo stress? Difficile crederlo.

Tanto che di fronte al ministro è stato rivolto un appello, affinché si mettano in atto delle politiche serie nelle professioni, per almeno due buone ragioni: per incrementare il Prodotto Interno Lordo e per aiutare la sostenibilità delle pensioni, al momento condizionate da redditi altissimi e maschili il cui calcolo però ricade anche su quelle delle donne. Il rischio è che tra qualche anno quelle pensioni, di chi non avrà un mix retributivo/contributivo, non ci siano più.

Tuttavia, bisogna anche sapere che gli avvocati, come tante altre professioni legate agli ordini, sono al centro di una feroce polemica col governo (Fornero compresa), che ha dovuto, per ora, cedere alle pressioni delle lobby – vedi i farmacisti – ma in ogni caso ha dato una robusta sforbiciata alle casse separate.

Fonte: Il Sole 24Ore