Qualche giorno fa ho ricevuto questo messaggioin posta privata su Facebook:

Te lo scrivo qui perché sotto le foto seminude ci scrivono i maniaci. Per quanto tu scriva bene, dimostrando di avere un cervello non datteriforme, non saprai mai se la gente ti stima per quello o per le tette che ti ritrovi. Io stesso non me ne capacito. Le donne ti parleranno con gelosia (vi riesce bene quasi solo quello), e gli uomini con organi non cognitivi. Sono anche conscio che questo già lo sai…

Ho subito pensato “ci risiamo”. Non ho risposto insultando l’autore del messaggio (non posso certo non tenere in considerazione il lusinghiero complimento che mi ha fatto, ovvero che non ho un “cervello datteriforme”), ma le sue parole hanno provocato in me una serie di reazioni contrastanti. Sono riuscita a ridere, intristirmi, incazzarmi e annoiarmi in una manciata di secondi.

Tralasciando il fatto che il succitato messaggio è pregno di un maschilismo strisciante a dir poco vomitevole, ho pensato “ci risiamo” perché non è la prima volta che mi vengono fatte osservazioni di questo genere. Pare uno sport nazionale, prevalentemente maschile, quello di non riuscire a concepire l’esistenza di una donna che ami far funzionare corpo e cervello, e che non si diletti a nutrire l’uno a discapito dell’altro. E sì che siamo in tantine ad allenare i neuroni senza rinunciare alla ceretta.

Nel mio caso specifico mi rendo conto che considerare pensante una burlesque performer possa risultare adrenalinico e spaventevole quanto praticare uno sport estremo, ma senza addentrarsi in casi disperati come il mio, sono tante le donne che si trovano a pensare di dover scegliere tra l’essere considerate “donne intelligenti” o “femmine attraenti”.

Ricordo, ad esempio, cosa mi disse una mia cara amica quando, dopo anni di abiti monacali e pantaloni maschili di un numero imprecisato di taglie in più, mi si presentò davanti con una meravigliosa longuette: “adesso che ho dimostrato di essere intelligente posso anche essere donna”. Rimasi agghiacciata. Non per la mia amica, che era una meravigliosa creatura, ma perché mi resi conto della colossale messa in scena che lei, e moltissime altre, si sentivano in dovere di perpetrare per non rischiare di incorrere in giudizi malevoli che graffiano l’anima. Ma il problema è che così facendo, sono le donne ad essere le carceriere di loro stesse.

È per questo che non voglio accanirmi sui maschietti. Sarebbe troppo facile pensare che il maschilismo becero che fa da retropensiero a questo genere di resistenza sia generato e nutrito solo dal “sesso forte”. Ne siamo artefici e complici anche noi donne, quando ci nascondiamo per farci scoprire dentro, come se la sensualità, nella sua accezione più ampia, avesse meno dignità del pensiero critico.

Lo so che rischio di non sapere “se la gente mi stima per quello o per le tette”, ma dovrei forse alzare bandiera bianca, decidere di rinunciare a una parte del mio essere donna, arrendermi all’idea dell’impossibilità di farmi ascoltare arrampicata su graziosi tacchi a spillo, negare quella parte di me che gioisce dello strabordare sensuale di una carnalità orgogliosa e felice?

La risposta è no. No perché quando chiedo alle donne perché hanno deciso di fare un corso di Burlesque, la risposta che va per la maggiore è “sono qui perché credo di essermi persa un pezzo di me per strada”.

Ecco, io tifo interezza.

Buona festa delle donne, a tutt@.

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