Mentre l’Europa ci guarda in cagnesco per la questione carceraria e il governo fa venire l’herpes alla Lega e a Giovanardi a botte di depenalizzazioni e decreti svuota carceri, in Veneto si pensa bene di condannare a sei mesi di reclusione un uomo per averci dato dentro con eccessivo fervore. In quel senso lì, sì. Il reato contestatogli è quello di stalking condominiale: in altre parole, l’imputato è stato riconosciuto colpevole di aver portato la sua fidanzata a emettere “urla e gemiti che disturbano la quiete del condominio e il decoro del fabbricato stesso“, dove evidentemente ci si diverte in modi più rispettabili, per esempio con il backgammon. La denuncia è stata sporta non dalla donna (te credo) ma dal vicinato, presumibilmente quello di sesso maschile, del quale purtroppo non è dato di conoscere l’applausometro sessuale.

Il protagonista di questa grottesca vicenda si chiama Bruno Zoia (per gli appassionati di anagrammi e nomen omen: “zoo urbani”), quarantenne di Vigodarzere (“zero di verga”), un comune appena fuori Padova, ma i fatti si sono svolti a Limena (“li mena”), in una palazzina di via dell’Industria, dove la coppia risiedeva. Il poveretto ha provato invano a convincere il giudice che tra i rumori molesti e il reato di stalking passa una certa differenza, ma è stato tutto inutile: hanno vinto i vicini di casa, che, a quanto pare, si erano fatti scudo dietro la presenza di minorenni nel condominio, e il signor Zoia dovrà farsi sei mesi di carcere, in attesa dell’appello. E speriamo che almeno la compagna non stesse fingendo.

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