La depressione pare essere il male più infido per le donne, tanto da pensarlo spesso più terribile del cancro al seno. La ragione di tanta avversione nasce dal fatto che più della metà della popolazione femminile italiana considera la depressione una malattia dalla quale non si può mai guarire completamente.

L’Osservatorio Nazionale della salute della Donna sostiene che il gentil sesso sia letteralmente terrorizzato da questa malattia, poiché anche nei casi lievi è in grado di alienare la vita del malato e dare la netta sensazione che questa non tornerà mai come prima.

Nelle donne tra i 30 e i 70 anni, in effetti, il 65% ha sperimentato un contatto con la malattia, in prima o in seconda persona, potendo quindi appurare la devastazione che il sintomo può creare nell’individuo. La paura verso la depressione nasce proprio dalla contemplazione di questa, mista ad una sfiducia verso le attuali cure disponibili.

È grande e diffusa la sfiducia verso l’efficacia dell’utilizzo di psicofarmaci e, benché la psicoterapia e i gruppi di sostegno siano visti di buon occhio, pare che a livello pratico questi provvedimenti non si rivelino spesso utili.

Ma Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze all’ospedale Fatebenefratelli di Milano, sostiene che c’è una certa casistica di pazienti che guarisce con una combo accurata e monitorata di terapia e medicinali, e che al termine vede scomparire o dimezzarsi la malattia.

Grande sarebbe, infine, l’imbarazzo delle donne colpite dalla depressione nel doverlo ammettere, e l’ammissione dell’utilizzo di psicofarmaci pare decisamente un argomento tabù. Le donne in stato depressivo (lieve, medio o grave) si sentono colpevoli ed, eventualmente, discriminate dal contesto sociale. L’insufficiente (e sbagliato) approccio sociale al problema è in parte causa del fatto che il 60% dei malati depressivi non riceve trattamenti adeguati – se non addirittura insufficienti.