Dopo anni, decenni di incitamento al lavoro, alla carriera e all’eventuale conciliazione fra professione e famiglia, me lo aspettavo; un monito all’esatto contrario. Naturalmente parliamo di donne. Donne che ancora lottano per determinati posti di lavoro, donne che percepiscono stipendi più bassi degli uomini, donne che spesso non hanno gli stessi diritti riservati ai colleghi. Donne che litigano in ufficio. Donne che il progressismo ha ritenuto opportuno educare alla ricerca di un’affermazione professionale che andasse ben oltre ciò che siamo sempre state per la società.

Non è il primo monito del genere, per carità. Ma è uno dei pochi che arrivano da una donna con un passato che parla da solo: lei è Erin Callan, ex top manager di Lehman Brothers. E basta questo a capire che nella vita l’ormai 47enne direttrice finanziaria ha scelto la carriera a discapito degli affetti. Pentendosene amaramente poi.

Lo confessa in un’intervista al New York Times, in cui sottolinea come per 20 anni la sua vita è stata soltanto lavoro. Tutti gli altri ingredienti, parenti, amici, amori, hanno avuto solo le sue briciole. Ora vorrebbe aver vissuto, ora avrebbe voluto essersi dedicata alla famiglia; per questo, tardi a suo parere, si è ritirata a vita privata e adesso cerca disperatamente di avere un figlio da un altro compagno. Ma l’orologio biologico è quello che è.

Ora il punto è sempre lo stesso: quanto è possibile trovare un vero equilibrio tra famiglia e lavoro? Quanto è possibile portare avanti una carriera di un certo livello, volendo al contempo crescere dei figli e/o coltivare rapporti d’amore? E quanto, mi chiedo io, un’attività professionale intensa si può sposare con l’amore per se stessi e con un tempo quantomeno “giusto” da dedicarsi?

Io ho sempre considerato il lavoro importante e addirittura fondamentale per la mia soddisfazione personale; sono ancora fermamente convinta che una donna, se lo desidera, debba a tutti i costi lavorare e riceverne delle gratificazioni personali. Ma certe esperienze mi hanno insegnato che prima di tutto c’è la Vita.

La Vita è il tempo libero. La vita è ciò che ci piace, la vita è l’amore, la vita è stare bene con le persone; la vita è coccolarsi, anche da soli, concedendosi momenti e passioni. La vita è tutto quello che sta oltre (o quasi) l’orario di lavoro.

Lavoro che a volte può coincidere con la vita. Ma il contrario no, non accade mai. O almeno non dovrebbe. E questo vale sia per gli uomini che per le donne.

Dunque il mio personalissimo appello (umile e certamente meno incisivo di quello di Erin) è  quello di cercare di capire dove sono i confini: quelli tra doveri e piaceri, quelli tra doveri e voleri. Ed è su questi confini che si dovrebbe cercare di costruire un equilibrio. EQUIlibrio.

Per non lasciare le briciole a chi ci sta vicino. E soprattutto per non lasciarle a noi stessi.

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