Mentre la riforma del lavoro prende definitivamente forma, da parte del Ministro Elsa Fornero continuano ad arrivare precisazioni in merito alle novità introdotte dalla nuova legislazione a favore delle donne, nell’obiettivo di rilanciare l’occupazione femminile e limitare gli abbandoni in seguito alla maternità.

Sono molti i cambiamenti introdotti dalla riforma del lavoro che toccano da vicino le professioni rosa, e i diritti delle donne e soprattutto delle mamme lavoratrici, tuttavia non mancano le polemiche e i pareri negativi: punto cruciale è quello che riguarda le dimissioni in bianco, che l’articolo 55 del Ddl mira a eliminare offendo maggiori tutele alle lavoratrici che decidono di avere un figlio.

«La risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino o nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, o, in caso di adozione internazionale dovranno essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro».

Così cita il decreto, ma secondo il parere della Cgil si tratta solo di una normativa del tutto inefficace che meriterebbe, invece, un intervento diretto da parte del Parlamento.

«Oltre gli impegni, le assicurazioni e gli annunci, non c’è alcun ripristino di una procedura efficace contro le dimissioni in bianco. A fronte della cancellazione della legge 188 per ‘eccessiva burocrazia’ denunciata dalle imprese, con le previsioni contenute nel ddl la burocratizzazione è aumentata ed è tutta a carico del lavoratore che comunque sarà ricattabile con la procedura prevista, cioè l’obbligo, per la convalida delle dimissioni, della firma del lavoratore.»

Non mancano le critiche anche nei confronti delle altre novità contenute nella bozza di legge, in particolare riferite alla sperimentazione del congedo di paternità obbligatorio e ai buoni per servizi di baby sitter. Nel primo caso i detrattori lamentano l’introduzione di un permesso troppo breve, limitato a soli tre giorni, mentre per quanto concerne i voucher gli oppositori classificano questa scelta come una “monetizzazione” dei congedi parentali che, inoltre, contrasta con quanto sancito dall’OMS, come ha ribadito la senatrice IdV Giuliana Carlino.

«Oltre al danno la beffa. In questo modo si scoraggia anche l’allattamento così utile nel primo anno di crescita del bambino. Dopo la finta apertura al congedo di paternità, solo 3 giorni, quest’altra trovata del ministro Fornero è davvero preoccupante. Mercificare qualsiasi diritto in nome della supremazia del mercato non é solo sbagliato da un punto di vista etico, ma anche pratico. Non é in questo modo che il Paese riuscirà a uscire dal pantano della crisi».