In principio erano le cabine telefoniche. No, non quelle a gettoni, quelle che avevano la presunzione di chiamarsi “telefoni portatili” ma che pesavano quanto un ferro da stiro; al tempo però con le cornette “portatili” si chiamava soltanto.

Con l’avvento degli sms i telefonini cominciarono a rimpicciolirsi, per sfoggiare tastini degni delle dita dei puffi; tuttavia quelli non erano ancora gli anni della nail art, ma d’altra parte non era nemmeno l’era dei social, di whatsapp, di Facebook o di Twitter. I messaggi costavano e si scrivevano più che altro a Natale perchè c’era la Christmas Card (mentre ne parlo mi sembra di citare reperti preistorici).

Oggi la questione è decisamente cambiata: le donne sempre più spesso si ritoccano le unghie col gel, i telefoni entry level con schermi resistivi in grado di subire gli attacchi delle tip rinforzate hanno lasciato inesorabilmente il posto a smartphone di ultima generazione e gli schermi capacitivi rifiutano categoricamente di rispondere ai comandi di un’unghia coi superpoteri. Senza contare che, nonostante i display stiano raggiungendo lentamente le dimensioni delle care, vecchie cabine telefoniche di cui sopra, la tastiera qwerty del touch è qualcosa di abominevolmente scomodo da utilizzare, mentre il t9, passaggio del mesozoico prima non citato ma fondamentale, ammazza le parole del vocabolario più dei 2 in italiano.

Insomma, per farla breve quello tra le unghie delle donne e le tastiere degli smartphone di ultima generazione è davvero un rapporto difficile; per dirla alla Facebook maniera si tratta di una “relazione complicata”. Così capita che un semplice “può” diventi inspiegabilmente “Pyongyang” o che “Olivia” si trasformi in “Pluvia”, nota dea della pioggia dell’Olimpo Romano.

Nell’era della comunicazione mobile 3.0, tutto questo rappresenta decisamente un problema. Essere travisati ormai è fin troppo facile. E ci si mettono anche unghie e touchscreen. Eppure una soluzione c’è ed è così facile da sembrare quasi impossibile: è la dettatura vocale, di cui ormai tutti i telefoni sono dotati.

Quella che quando cammini per strada ti guardano peggio di quando andavano di moda gli auricolari bluetooth nascosti sotto la folta chioma; quella che non dispone di punteggiatura e che potrebbe quindi provocare disastri (cfr. le virgole sono importanti!); la stessa che per via di una sordità non troppo profonda ma evidente, travisa le parole peggio del t9.

La soluzione vera? Non c’è. Non esiste, nessuno ci ha mai pensato, nessuno la cerca, nessuno la vuole. Continuiamo a fare la nostra ennesima figura di ochette con lo smartphone figo e le unghie fluo incapaci però di scrivere in italiano corretto. La sfida? Uno smartphone pensato per le esigenze di funzionalità delle donne, una scrittura più semplice in grado di garantire velocità, precisione, correttezza e schermi sufficientemente reattivi nonostante il gel. La mia rimarrà per sempre una banalissima, stupidissima e utopica follia?!?

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