Che i mestieri maschili non siano più tabù per le donne è ormai noto da tempo. Ma certo sorprenderà sapere che si sta assistendo a un vero e proprio stravolgimento di ruoli tra i due sessi, con uomini che si trasformano in casalinghi e moglie e compagne impiegate nei cantieri.

Le donne che lavorano come muratori attive nella provincia bolognese, ad esempio, sono in netta crescita, e il loro numero è salito del 53% solo nei primi sei mesi del 2011 rispetto alle cifre stimate per l’anno precedente. Gli esponenti del sesso forte costretti a stare a casa oppure a improvvisarsi badanti, invece, sono aumentati del 70%.

A tracciare questo inedito ritratto della società contemporanea è il Corriere di Bologna, che illustra come la crisi economica abbia modificato ampiamente i ruoli tradizionali spazzando via ogni separazione tra professioni maschili e mansioni tipicamente femminili.

Per il sesso debole, quindi, sembrano esserci più possibilità di impiego, ma osservando da vicino i dati si scopre come la situazione non sia affatto rosea: i contratti femminili sono aumentati di numero, ma si tratta nella maggioranza dei casi di puro precariato. Aumentano infatti i contratti di apprendistato, di tirocinio, di collaborazione coordinata a discapito del tempo indeterminato, e anche la libera professione è in netto calo.

In tema di stipendi, inoltre, le donne sembrano avere sempre la peggio, come hanno recentemente dimostrato le statistiche Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori), che ha evidenziato come il gap tra i due sessi dal punto di vista dei guadagni a parità di anzianità e mansioni, possa spingersi anche fino al 18%.

L’assessore provinciale al Lavoro Giuseppe De Biasi descrive con chiarezza la condizione lavorativa femminile in Italia, messa a dura prova sia dalla crisi economica.

«Sono sempre più le donne a pagare le difficoltà del mercato, le differenze di genere emergono ancora nella scarsa accettazione della maternità, nella difficoltà di accettare la conciliazione tra lavoro e famiglia. Questo ha sconvolto la tipologia dei mestieri e dei distinzione classica tra lavoro maschile e femminile»

Ancora più sorprendente è notare come la disoccupazione aumenti in modo direttamente proporzionale al titolo di studio: analizzando le iscrizioni ai vari centri per l’impiego provinciali, infatti, si scopre sorprendentemente come le donne in possesso di una laurea rappresentino addirittura il 69% delle persone attualmente disoccupate.

Fonte: Affaritaliani