Non siamo tantissime, ma ormai nemmeno così poche da permettermi di ignorare il fenomeno: parlo di quelle che a casa portano i pantaloni. Figlie di generazioni ribelli, che hanno combattuto per i diritti delle donne, ma figlie anche di un tempo di nauseante crisi economica, che comincio a pensare sia stata ideata e innescata a tavolino appositamente per regalarci esperienze extrasensoriali.

Noi siamo quelle che, grazie a qualche curiosa manifestazione delle (ironicamente denominate) pari opportunità, oppure grazie al fatto che in molte mansioni da svolgere di fronte ad un pubblico i datori di lavoro preferiscono metterci “una bella presenza” (ma solo per qualche mese eh!), in pratica portano a casa i soldi. Mentre i nostri compagni ci vedono districarci fra lavoro, casa, figli, spesa, lavatrici e cucina, senza poter fare nulla, perchè disoccupati, cassaintegrati, dilettanti allo sbaraglio.

La domanda dunque è: come gestire la situazione? Non dal punto di vista tempistico attenzione, quello è di gran lunga più semplice. Io mi riferisco al contesto psicologico, orrendamente difficile da affrontare. Perchè non crediate che secoli e secoli di ruoli improvvisamente ribaltati non destabilizzino il maschio alfa della casa. Il vero problema però è come non lasciarsi destabilizzare invece dal fatto che noi sgobbiamo per incastrare tutto nel migliore dei modi e loro ci guardano semplicemente, oltretutto incapaci di reagire a stati depressivi talvolta incontrollabili.

In poche parole, tu sei lì che finisci lo spazio sull’agenda in pochi minuti, arrampicata pericolosamente fra una lavastoviglie e una chiamata di lavoro, tra l’energia per lavorare e l’insonnia notturna, e lui niente. Ti guarda e dice: sono depresso. Ecco, dopo aver dipinto questo quadro tutt’altro che bucolico, potrei citare cinicamente una voce nota dicendo che “l’amore è un’altra cosa”, ma credo sia doveroso abbandonare finalmente la veste polemica che ho indossato fino a qui.

L’intento era quello di sdrammatizzare una situazione in realtà piuttosto ruvida per entrambi i componenti della coppia: lei senza un attimo di meritato respiro, lui devastato dal nulla incombente e impaurito da un futuro inesistente. Lei frustrata dal troppo lavoro (in ufficio, a casa, fuori casa, etc), lui destabilizzato dalla  mancanza di responsabilità e di prospettive, con un senso di inadeguatezza e inferiorità in pericoloso aumento.

Galleria di immagini: Italia: il lavoro che non c'è

Purtroppo la soluzione più facile non è plausibile a breve termine: il lavoro continua a mancare e la disoccupazione dilaga, almeno nel nostro Paese. Dunque le soluzioni dobbiamo trovarle dentro di noi (oddio che brutto tentativo di risultare saggia!).

In pratica le cose da fare sono sostanzialmente tre:

  1. accettare la situazione ed “entrarci dentro”, indossarla come un abito e adattarsi di conseguenza
  2. dividere equamente i compiti: se è lei a lavorare, lui darà maggiore supporto in casa (e se Sheryl Sandberg avesse ragione, per i maschietti non dovrebbe poi essere così male…)
  3. utilizzare il tempo a disposizione (di lui) per crescere: interiormente, professionalmente, umanamente. Corsi gratuiti o quasi, internet, associazioni di volontariato possono offrire tantissime opportunità in tal senso.

Non si tratta di azioni facili; tuttavia sappiate che se riuscite a farle fruttare ci sarà molta più serenità per entrambi. Che tradotto significa più tempo (e maggiore voglia) per la ginnastica da camera!