Mi è successo giusto qualche settimana fa, di scoppiare in lacrime come una perfetta stupida davanti a colleghi anche poco amichevoli. E la sensazione non è stata quella di essermi liberata di un peso, ma soltanto di aver perso completamente il controllo di me stessa, nonchè la poca dignità rimastami, scaricando sì tensione, nervi e stress, ma dando modo ai miei “nemici” di godere del mio microfallimento emotivo.

Il fatto è che siamo in tante a piangere sul lavoro, naturalmente siamo più donne che uomini. Secondo Anne Kreamer (che ha scritto il libro “It’s Always Personal: Navigating Emotion In The Workplace”) battiamo i maschietti 41 a 9 (per cento), quando si tratta di versare lacrime sui fogli delle nostre scrivanie. E nonostante già questo gap piuttosto accentuato, ne possiamo individuare molti altri: quando il pianto coglie in fallo le donne, queste poi si sentono peggio; gli uomini invece pare si sentano meglio; inoltre per le donne il pianto sul lavoro è motivo di denigrazione, per gli uomini no.

Tralasciando tuttavia i gap e tornando sul versante femminile della questione, la domanda è: piangere in ufficio è accettabile? E’ sconveniente? E’ pericoloso? E’ liberatorio?!? L’Huff Post USA lo ha chiesto ad alcune donne leader in settori differenti. E se da una parte c’è una costante che accomuna tutte, quella di aver pianto sul lavoro almeno una volta (addirittura la fredda e cinica Sheryl Sandberg lo ha ammesso!), dall’altra il pensiero non è così unanime, anche se pare che il consiglio riassumibile sia soltanto uno.

Mika Brzezinski (famosa conduttrice televisiva) ad esempio sostiene di aver pianto sul lavoro, ma di aver capito col tempo che in qualunque caso non ne era mai valsa la pena e che la sua dimostrazione di fragilità non aveva fatto altro che minare la sua reputazione di donna controllata e capace.

Laura Safar, primario di neuropsichiatria, sostiene invece che piangere davanti a qualche collega fidato non è poi questa grande catastrofe; tuttavia farlo davanti a superiori o a colleghi “nemici”, forse non è costruttivo.

Nanette Lepore, fashion designer, sostiene invece che nei periodi di forte stress lavorativo, quando si sgobba anche 18 ore al giorno e gli obiettivi da raggiungere sono molteplici, scoppiare in lacrime a volte sia del tutto normale e lecito, oltre che comprensibile.

Frances Hesselbein, manager ed ex amministratore delegato, ha invece dichiarato che le lacrime sono assolutamente un fatto privato, da non mostrare in nessun caso all’ambiente di lavoro, dove non interessano a nessuno.

Naturalmente ogni caso è a sè stante: dipende dal contesto, dai colleghi, dalle situazioni, sia personali che lavorative. Tuttavia, quell’unico consiglio unanime che mi sembra di evincere dalle dichiarazioni di tutte quelle donne in carriera, rimane uguale a se stesso: non piangete a lavoro (sempre che ce l’abbiate). O meglio, se dovete farlo, correte in bagno e non fatevi vedere da nessuno.

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E non tanto per indecenza, ma perchè mostrereste soltanto il fianco a chi potrebbe volervi male. Apparire fragili a volte può essere decisamente uno svantaggio.

Mi piacerebbe potervi dire di essere voi stesse in qualunque occasione, ma purtroppo non si tratterebbe di un consiglio costruttivo. Dunque ricacciate indietro le lacrime e tirate fuori gli attributi. Tanto lo so che non vi mancano!

(foto by InfoPhoto)