Le discriminazioni sul lavoro e persino nella ricerca di un impiego sono all’ordine del giorno. Abbiamo parlato del paradosso che riguarda le donne di bell’aspetto e della soluzione del CV senza foto, ma certamente non è facile neppure per le donne in sovrappeso. Un flagello sociale che negli USA è molto sentito. Ora uno studio ha calcolato il tasso di discriminazione verso di loro ed è terribilmente alto, perché coinvolge chance e salari.

In un nuovo studio condotto dall’Università di Manchester e dalla Monash University di Melbourne, pubblicato sull’International Journal of Obesity, i ricercatori hanno dato ai partecipanti una serie di curricula con foto piccole di candidati, ritratti prima e dopo la perdita di peso grazie a un’operazione chirurgica. I ricercatori hanno evidenziato come i criteri base come stipendio di partenza, potenzialità di leadership e selezione del candidato per il lavoro fossero tutti influenzati negativamente quando le donne erano considerate obese.

Ma c’è di più. La discriminazione è influenzata dalla cultura dominante, ovvio, ma anche dall’esperienza personale di chi deve valutare un candidato: le persone che hanno maggiore autostima di sé e della propria condizione fisica rispondono sempre molto negativamente all’approccio con persone fisicamente diverse da loro.

Nonostante tutti i tentativi messi in atto dai ricercatori per evitare che il test fosse inficiato da pregiudizi (ad esempio non parlando dell’obiettivo dello studio, ma soltanto chiedendo quali fossero i candidati ritenuti più idonei leggendo il curriculum, senza alcun cenno alla foto), emerge sempre questa tendenza: i salutisti sono i più intolleranti.

Questo il commento dello studio, rivolto alle politiche sociali dei paesi che soffrono di questo problema:

«I nostri risultati mostrano che vi è una chiara necessità di affrontare la discriminazione dell’obesità, in particolare contro le donne. Devono essere sviluppati interventi di riduzione del pregiudizio. Inoltre ormai è chiaro che le ragioni di questo pregiudizio sembrano essere correlate alla nostra personalità, al come ci sentiamo con noi stessi, con attribuzioni, ad esempio, alle persone obese di giudizi estemporanei, come considerarli pigri, golosi, deboli, solo in qualità di giustificazioni per un nostro pregiudizio che affonda le radici nel nostro bisogno di conferme.»

Può sembrare una cosa da poco, ma dobbiamo considerare due elementi: l’obesità infantile, anche in Italia, moltiplicherà questi casi; la nostra legislazione non impedisce di inserire discrimini fisici di questo tipo per certe professioni. Negli Usa alcune aziende hanno pubblicato annunci in cui, per la prima volta, era richiesto l’indice di massa corporea. L’unico stato in America che ha legiferato sulla discriminazione verso le persone sovrappeso è il Michigan, per il resto – anche nella maggior parte dei paesi europei – non c’è alcuna attenzione.

E per le donne è in ogni caso più dura: è stato calcolato che una donna ha un rischio di discriminazione 16 volte superiore a un maschio con le stesse caratteristiche.

Fonte: Fox News