Nuovi divieti e nuove restrizioni per le donne mussulmane. Per loro, che devono conquistare anche i diritti più banali con il massimo della fatica, ora non è più possibile neppure lavorare, né quindi mantenere la propria famiglia con i loro guadagni. Lo stabilisce una nuova fatwa, ovvero una risposta che un giurisperito da a un giudice mussulmano relativamente a un quesito che gli viene posto.

Questa volta, però. i giudici che hanno decretato una simile regola sono stati adirittura tre. La decisione, presa nel fine settimana scorso, è stata pubblicata soltanto ieri sulle pagine del The Times of India.

La decisione è stata decretata dalla scuola islamica di Deobandi, in India, perché ritiene che il lavoro per le donne è “contrario ai principi coranici“. Purtroppo la fonte della nuova legge è anche piuttosto autorevole: la scuola islamica sunnita di Deobandi, infatti, è la più importante del mondo islamico dopo l’università Al Zahr del Cairo e, per i suoi principi conservativi, è considerata la fonte ideologica dei talebani.

Il perché è facilmente intuibile, considerando il testo del decreto promulgato, secondo cui:

È illegale per le donne mussulmane lavorare in uffici pubblici o privati dove sono costrette a entrare in contatto con uomini e parlare con loro apertamente e senza velo.

Anche nell’ambiente islamico indiano però, la decisione non è stata accettata senza remore, e gli stessi esponenti la considerano come un’ingiustificata restrizione che non corrisponde ai precetti dell’Islam. Quando queste povere donne potranno essere elevate al rango di persone con pari dignità, non tanto degli uomini, quanto delle loro simili occidentali? E soprattutto, a cosa serve dar loro una cultura se poi viene soffocata tra le mura domestiche?