L’Unione Europea ce lo intima di nuovo: l’Italia deve innalzare l’età pensionabile per le donne del pubblico impiego, e portarla a 65 anni, stessa età dei loro colleghi uomini. L’alternativa? Essere nuovamente deferita alla Corte di Giustizia europea, che già nel 2008 aveva fatto alle autorità del nostro Paese la stessa richiesta.

E a quanto si apprende, a Palazzo Chigi non sarà concesso neppure aspettare il 2016, anno in cui la finanziaria varata dal Governo aveva previsto l’entrata in vigore definitiva di questa nuova legge, perché il termine ultimo dato dalla UE è il 2012.

A questa notizia risponde Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria al momento a Pechino per il Business forum Italia-Cina, e chiarisce la sua posizione perfettamente in linea con le richieste di Bruxelles.

L’età di pensionamento delle donne è un tema che va affrontato. Sono d’accordo e non sono spaventata dal fatto che le donne possano andare in pensione più in là nel tempo. In un paese come l’Italia, in cui la speranza di vita è tra le più alte, e quella delle donne ancora di più, l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne è un tema da affrontare.

Ora la decisione finora rimandata, rivista e ridiscussa, non potrà più essere procrastinata e al Governo di casa nostra spetta una presa di posizione definitiva, e magari anche imposta. Inutile dire che contro Bruxelles e la Marcegaglia si schierano i sindacati, ma oltre alle forze politiche e sindacali forse sarebbe il caso di interpellare le stesse lavoratrici.

Per ora sono coinvolte soltanto le donne del pubblico impiego, ma non è detto che a manovra approvata il decreto si estenda a tutte. Una cosa è certa, si allontana sempre di più la prospettiva del ricambio generazionale, e l’opportunità per le giovani disoccupate di sostituire le donne in pensione, cosa abbastanza grave data la scarsa disponibilità di posti di lavoro.