Ne sento parlare da giorni: su internet, alla radio, in tv. Le donne italiane sarebbero le più magre d’Europa. E via ai festeggiamenti.

Qualche giorno fa sono usciti i risultati di una ricerca sul rapporto tra peso e altezza delle donne europee, pubblicata dall’Osservatorio Weekend Donna su dati Eurostat, e il fatto che le italiane siano ai primi posti nell’ipotetica classifica delle più magre sembra aver mandato in visibilio chiunque.

Come se ci trovassimo sempre, perennemente in una gara per l’elezione di miss ossa belle. Dunque pare sempre più ufficiale: essere magre è la massima aspirazione delle donne. Magra uguale felice. Non-magra uguale condannata a vita, sfigata, poraccia. Le novelle streghe sono le non-magre (e attenzione, non le obese, semplicemente quelle che non entrano in taglia 38 o 40).

Le categorie di quelli che hanno commentato questa “notizia” sono sostanzialmente due: quelli che ne hanno ironizzato e quelli che con autentico gaudio hanno annunciato i risultati della ricerca come fosse stata la vittoria degli alleati nel ’45.

Io faccio parte della terza categoria, quella decisamente disgustata dalla faccenda. Di tutta la questione ci fosse stato qualcuno a puntare l’attenzione sull’aspetto salutistico e alimentare della questione, l’unico che potrebbe avere un senso logico. No, l’attenzione è stata tutta per l’estetica, quella che ancora proclama belli gli scheletri vestiti, quella che ancora divide il mondo in due distinte “classi sociali” impossibili da mischiare.

Della bellezza curvy non si parla mai, se non per mostrarla come eccezione, come evento fuori dall’ordinario. La cosa importante è dove punta l’ago della bilancia, che deve rimanere rigorosamente intorno ai 50 kg, per carità.

Ma siamo davvero così sicuri che magra significhi felice? No, perchè a parte qualche rara eccezione, in grado di rimanere snella nonostante ripetuti incontri ravvicinati con bombe alla crema e pizze di vario genere, io vedo le donne sempre alla costante ricerca della linea, fra diete avvilenti, stressante attività fisica e ossessioni per la ritenzione idrica che ormonalmente ci perseguita 20 giorni su 30. E questa non mi pare felicità.

E poi mi chiedo: che fine ha fatto il mito della donna con le curve, quella che (soprattutto da una certa linea dello Stivale in giù) popolava i sogni erotici del maschio italico?!? Oppure quella donna morbida rimane il simbolo della sensualità all’interno delle mura domestiche, ma non convince le donne stesse che fuori e dentro casa inseguono invece il mito delle passerelle?!?

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