Cresce ogni giorno, in molte parti del mondo, il numero delle donne manager. Brave, rispettate dai colleghi, dedite alla carriera, ma attenzione: se pensano che per andare avanti bisogna indossare l’armatura degli uomini si sbagliano di grosso.

Il Journal of Occupational and Organizational Psychology ha pubblicato uno studio dell’Università di Stanford e della George Mason intitolato “Ridurre l’effetto gioco. L’auto-monitoraggio e le promozioni femminili”, condotto da due ricercatrici sulla correlazione fra posizioni aziendali e atteggiamenti personali.

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Questa ricerca ha seguito per ben otto anni le carriere di cento fra uomini e donne laureati in Business Administration. Un lavoro colossale, che è partito dall’iscrizione al master per poi valutare la crescita professionale di queste persone. Le differenze sono state analizzate confrontando i questionari ai quali hanno risposto all’inizio e alla fine di questo percorso.

La conclusione della ricerca è risultata essere la presenza di una forte sanzione nei confronti delle donne che avevano mostrato dei comportamenti maschili, quindi più aggressivi.

La teoria che sostiene queste statistiche è che le donne più penalizzate su lavoro sono quelle che interpretano più tipicamente il ruolo del manager. I capi, i colleghi uomini, tendono a non perdonare alla donna questa interpretazione, perché non corrisponde alla visione che essi hanno delle peculiarità femminili.

Il paradosso non si ferma qui: nei questionari è emerso come gli uomini siano consapevoli che le donne che hanno tratti maschili sono spesso molto competenti, ma sono ritenute socialmente meno attrezzate.

Olivia O’Neill, una delle ricercatrici, così commenta:

“Non stiamo dicendo che le donne devono cominciare ad agire in maniera più femminile per avere successo nel mondo del lavoro. La cosa importante è essere in grado di valutare accuratamente le situazioni sociali e di rispondere in modo appropriato.”

In altri termini, alle donne si richiede un comportamento più complesso, attento a sfoderare sempre il meglio di sé tenendo presente alcuni inossidabili stereotipi.

Insomma, la solita vecchia storia: essere più brave ed essere sé stesse nell’interpretazione migliore di sé agli occhi degli altri. Una gran fatica, non c’è che dire.