La crisi dell’occupazione femminile riguarda tutta Italia, ma se ad avere un impiego stabile è solo il 47 per cento del popolo rosa, non va meglio per le donne manager che continuano a dover fare i conti con il netto divario che le separa dal sesso forte.

La presenza femminile nei consigli di amministrazione è ancora molto bassa, con il solo 0,4 per cento delle società che può vantare la presenza di due donne manager nei CdA. Dal punto di vista economico, inoltre, gli stipendi sono inferiori rispetto ai colleghi uomini di un buon 22 per cento.

Tutto questo, tradotto in altri termini, significa che per le esponenti del sesso debole fare carriera è un’impresa molto ardua, che costa il doppio della fatica e che, spesso, non permette di ottenere i risultati sperati. A sottolinearlo è una ricerca condotta da Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna) unitamente a Key2People, e in collaborazione con Pirelli e Nestlé.

Indagando sulle condizioni lavorative di un campione di venti donne manager, provenienti da Milano, Roma e Napoli, è emerso come nelle posizioni apicali il sesso femminile sia ancora tagliato fuori, tanto che l’Italia figura al 95esimo posto nella classifica del “World Economic Forum”. Le poche che riescono a emergere e raggiungere il successo nella professione devono poi imbattersi nello stress da lavoro correlato.

Le condizioni che favoriscono questo malessere, che riguarda sette donne su dieci e che, come ribadito dagli esperti, viene spesso sottovalutato dalle stesse aziende, sono presto dette: alla maggiore fatica per affermarsi sul lavoro si aggiunge la difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia, che riguarda strettamente la fascia di età dai 30 ai 40 anni.

«Le forti pressioni lavorative, le barriere psicologiche e culturali rendono la carriera manageriale femminile più difficoltosa e impegnativa.»

Così afferma Francesca Merzagora, presidente Onda, e secondo questa ottica lo stress patito dalle donne manager è paradossalmente superiore a quello che riguarda, invece, le coetanee che svolgono attività impiegatizie o che lavorano in fabbrica come operaie. Affermarsi senza favoritismi, quindi, è un miraggio, sebbene le competenze femminili siano molto apprezzate e vengano considerate una risorsa altamente qualificata.

Per migliorare la condizione lavorativa della donna in Italia, sono attualmente al vaglio alcune proposte elaborate da un gruppo di lavoro composto da professionisti della sanità, aziende e media: si tratta di sette importanti migliorie che riguardano, ad esempio, la riduzione del pay gap, campagne informative relative alla salute sul luogo di lavoro, abbattimento di ogni forma di discriminazione, maggiore flessibilità e servizi per la famiglia.

Fonte: Onda