La donna che sparisce dietro a un burqa non è molto diversa da quella che si mette dietro a un vetro e accetta di essere trattata come un pezzo di carne.

A fare questa affermazione tranchant è Joumana Haddad, giornalista del quotidiano libanese An Nahar, nel corso di uno dei quattro incontri su “Donne, media e potere” organizzati nell’ambito del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, svoltosi nella città umbra dal 21 al 25 aprile scorsi.

Un incontro al quale hanno preso parte anche Emilio Carelli, direttore di Skytg24, e Concita De Gregorio, direttore de L’Unità, nonché unica donna in Italia a dirigere un quotidiano, e nel corso del quale, partendo da una breve analisi della posizione delle donne nei media, nel mondo delle imprese e più in generale del lavoro e in politica, si è giunti a una più amplia riflessione sulla società di oggi, sull’immagine che le donne rivestono in essa, spesso anche in conseguenza del proprio modo di agire e di scegliere.

Ma andiamo con ordine. Le donne sono addirittura sovraesposte nei media, specie in TV, come Lorella Zanardo ha magistralmente posto in evidenza nel suo documentario “Il corpo delle donne”, sono presenti meno nei posti di comando delle imprese e poco in politica, dove ci sono diverse ministre, ma mai nei settori che davvero contano: non abbiamo mai avuto, nel nostro Paese, un Ministro donna agli Esteri, all’Economia, agli Interni, per non parlare della presidenza del Consiglio o della Repubblica.

Ma da cosa nasce questa disparità, e come risolverla? Il problema forse è che, come Carelli ha suggerito durante l’incontro, fare una contrapposizione di generi non serve: bisognerebbe parlare di individui.

E il punto chiave del quale si fa fatica a parlare è che tra gli individui di sesso femminile si è diffusa in maniera impercettibile, ma costante, l’idea che la donna debba essere per forza bella, ma non bella a suo modo, nella sua essenza, bensì secondo determinati canoni che hanno a che fare con l’appetibilità sessuale, come Concita De Gregorio ha spiegato con queste parole:

C’è un forte legame tra etica ed estetica: le ragazze considerano normale fare un book fotografico, anche se non vogliono fare per forza le modelle o le attrici, mentre le donne hanno un’ossessione per la chirurgia plastica.

L’idea dominante diffusa non solo tra chi è in TV per lavoro, ma anche tra le donne normali, che hanno una vita quotidiana lontana dai riflettori, è che:

Esisti solo se sei in TV, e da questo canone estetico ne discende anche il canone etico.

Ma questo modo di concepire e presentare noi stesse, la nostra immagine dentro e fuori la TV, ci rende davvero più libere? No, secondo la giornalista Joumana Haddad, che chiosa:

In Libano le ragazze con la minigonna guardano con condiscendenza quelle con il burqua: pensano di essere emancipate perché possono vestirsi come vogliono, ma l’emancipazione vera non è quella.

Che ne pensate?