In Italia ci sono sempre più donne medico, ormai il 40% rispetto al totale e anche di più in alcune fasce di età (tra i 25 e i 39 anni). La crescita è tuttavia molto graduale e ancora più lenta è la conquista dei ruoli di potere all’interno delle strutture sanitarie.

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Questi dati sono emersi nel corso della Prima Conferenza Nazionale Donne del sindacato dei medici dirigenti Anaao-Assomed, durante il quale è stato messo in evidenza come solo il 14% delle donne medico ricopra attualmente un ruolo ai vertici, percentuale che si abbassa fino al 9% se si parla dei direttori sanitari in rosa.

È lo stesso sindacato, come anche il Ministro della Salute Renato Baldizzi, a ribadire come siano necessari interventi che favoriscano una migliore organizzazione del lavoro basata sulle esigenze delle donne attive nel settore, un appello che si basa sulla constatazione delle ancora notevoli difficoltà di conciliazione affrontate dalle donne medico che decidono di avere figli.

La causa principale della scarsa presenza femminile nei vertici della sanità, infatti, va ricercata nelle problematiche inerenti la conciliazione tra carriera medica e famiglia (basti pensare che una donna medico su tre non è mamma) e rese ancora più pesanti dalla mancanza di flessibilità negli orari di lavoro, dalla mancata concessione del part-time e dalla mancata sostituzione per periodi lunghi in casi si congedo per maternità.

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Il segretario Anaao Costantino Troise ha illustrato un punto di partenza per migliorare la condizione lavorativa delle donne medico.

«Le soluzioni per conciliare tempo di vita e tempi di lavoro esistono, a partire da una corretta applicazione delle leggi esistenti e dal superamento di pregiudizi e discriminazioni. Una sfida tutta da esplorare e che l’Anaao intende accogliere».

Fonte: Quotidiano Sanità