Le donne sono ancora lontane dalla parità con gli uomini. Nel caso ci fosse ancora qualche scettico, arriva un nuovo studio che verrà discusso il 1 aprile 2011 a Firenze dalla Federazione Nazionale dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri, relazione che sottolinea il gap dirigenziale che ancora esiste fra gli uomini e le donne medico.

Il gentil sesso iscritto all’Albo ha raggiunto quota 147 mila circa il 37% del totale. Eppure solo 1 donna su 10 può vantare il ruolo di dirigente medico di struttura complessa. Vale a dire la vecchia qualifica di primario. I dati parlano chiaro. Ancora una volta le donne subiscono lo scacco di dover faticare il doppio per arrivare nei posti che contano.

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E non si parla di TV e politica dove molto spesso, i fatti di cronaca lo raccontano da mesi, l’avvenenza conta molto più del merito. Si tratta di una professione dove la passione e il talento sono veramente tutto. Possibile che le migliori capacità, in ogni professione, appartengano geneticamente sempre al sesso maschile? E che solo poche donne abbiano ereditato il gene del comando?

Senza vedervi per forza il marcio. Non sarà arrivato il momento di interrogarsi su questo fenomeno prettamente italiano? Qualcosa si sta muovendo, almeno sul piano teorico dei congressi e delle discussioni. Il 1 del prossimo mese, sperando che non sia un pesce d’aprile, i medici si incontreranno per discutere proprio della “Leadership in sanità: interpretazione al femminile, innovazione, opportunità”.

“Il futuro è sempre più rosa”.

Ecco che cosa sostengono gli organizzatori, a quanto pare, però, più per una questione di numeri che di reale presa di coscienza. Alcuni dati forniti dalla Federazione Italiana dei medici Chirurghi e Odotoiatri citano così:

“La percentuale di donne rispetto agli uomini cresce all’abbassarsi della fascia d’età. Diventerà dunque necessario affidare anche alle donne il compito di governare i nuovi scenari e le nuove sfide della sanità.”

Come a dire se il trend continuerà a essere quantitativamente sempre più a favore alle donne  sarà d’obbligo prima o poi affidare loro qualche incarico dirigenziale. Una bella prospettiva, insomma! In quel caso non ci saranno maternità che tengano, né famiglie a carico a impedire il giusto riconoscimento di un medico donna. Ma perché aspettare?

La realtà non è certo incoraggiante. Basti pensare che su 106 Ordini medici provinciali solo 2 vantano un presidente in gonnella. Un po’ poco verrebbe da dire.  Anche il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, che prenderà parte all’evento, in una nota fa sapere che non bisogna accontentarsi, nonostante l’approvazione in Senato del Disegno di Legge sulle cosiddette quote rosa rappresenti un traguardo importante.

Sebbene alla guida di Confindustria e della Cgil ci siano da tempo due donne molto apprezzate e capaci, che hanno creato attorno alla loro figura tante speranze al femminile, la strada per una parità riconosciuta in ogni settore della vita sembra essere ancora tutta in salita.