Stress oltre ogni limite, molestie più o meno esplicite, offese di stampo sessuale in un caso su quattro. Sembra la vita di una ragazza imprigionata in un quartiere difficile di periferia, invece è l’affresco a tinte fosche della giornata di una donna medico.

Il quadro è emerso da un sondaggio finito nel rapporto “Donne medico: indagine su lavoro e famiglia, stalking e violenza” promosso dall’Ordine dei medici della provincia di Roma (oltre 41mila iscritti, il 10 per cento di tutta la categoria in Italia).

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Per i camici rosa c’è veramente da stare poco allegre: la percentuale di donne medico che afferma di aver subito delle violenze fisiche sul lavoro è doppia rispetto a quello generale; poco più della metà delle donne medico (53,6 per cento) afferma di non averle mai subite, mentre al 46,4 è capitato almeno una volta e al 5,1 molte volte. a esserne più spesso vittime sono soprattutto le donne dai 35 ai 54 anni, le nubili e le separate o divorziate.

Il capitolo violenze e aggressioni ha ovviamente diversi paragrafi al suo interno: la molestia del superiore, l’aggressione di un paziente o dei suoi famigliari, di un collega. Con risultati spesso molto dannosi per la salute della donna, dato che il fattore di stress aumenta i casi di disagio, di abbandono del posto di lavoro, o di profonda modificazione dei propri comportamenti. L’obiettivo reale, spesso, nascosto dietro certi atteggiamenti degli uomini verso le donne sul lavoro: farle fuori dalla competizione per il vertice. Gabriella Nasi, consigliere dell’Ordine, così commenta:

“L’analisi dei risultati smentisce, di fatto, la percezione sufficientemente positiva che all’esterno si ha della condizione del mondo medico al femminile. La tipologia di lavoro, che in via generale è professionalizzante, non va di pari passo con la possibilità di carriera, in particolare per le più giovani. Molto chiaro appare il disagio lavorativo, soprattutto verso i propri vertici direzionali: ciò è grave, poiché il lavoro sanitario è per definizione un’occupazione ove l’interscambio professionale e relazionale dovrebbe essere alto.”

Eppure, nonostante tutte queste difficoltà a conciliare vita privata e professione, e le discriminazioni, il camice rosa continua a piacere a chi lo indossa, almeno al 60 per cento di loro.