Secondo l’Inps ci sono 225 mila donne che lavorano nel settore delle costruzioni, il 14 per cento della forza lavoro totale. Un dato che ricorda come questo settore sia fortemente discriminante per il lavoro femminile, come spiega anche la Fillea-CGIL, che nell’Assemblea Nazionale Donne ha sollevato il problema, soprattutto per quanto riguarda l’edilizia.

Non che sia solo un problema italiano, se come abbiamo scoperto in Inghilterra persino le donne architetto hanno grandi problemi di accesso, ma in Italia certamente proliferano i soliti guasti del mondo del lavoro tricolore: abuso di partite Iva (ad esempio nel settore del restauro), part-time, lavori poco qualificanti a fronte di titoli di studio alti.

Le statistiche descrivono un paese sempre uguale a sé stesso, nella distribuzione delle presenze, con una percentuale che parte dal 7 per cento nell’edilizia e cresce di quattro volte nel legno-arredo e di dieci volte nel restauro e archeologia, e anche nei ruoli dirigenziali, che restano sempre molto bassi, sotto l’1 per cento.

Naturalmente, se il settore sta cercando di far comprendere come sia strategico per il rilancio economico del Paese, la questione femminile diventa ancora più rilevante. Nelle stesse ore della discussione sul decreto Sviluppo del governo, dove si parla di incentivi alle imprese, è necessario avere un occhio di riguardo sia per le lavoratrici del settore – nascoste dietro incarichi civetta, precari, ma con mansioni simili a quelle maschili e in cantieri dove la sicurezza cede ogni giorno un passo al bisogno dettato dalla crisi – sia per le possibili imprenditrici nel settore, che avrebbe bisogno di forze e idee nuove. Come spiega anche Mercedes Landolfi, responsabile pari opportunità e politiche di genere della Fillea:

«Le donne sono più disposte, pronte e convinte a investire nella bioedilizia e in settori legati al risparmio energetico, più convinte degli uomini che il costruire di domani, già da oggi, debba essere legato al recupero e alle ristrutturazioni dell’esistente in chiave di una maggiore sostenibilità e di una migliore vivibilità.»

Fonte: Fillea