Impegnata sul fronte della lotta alle discriminazioni di genere, ma anche oggetto di critica da parte di chi ne ha fatto un vessillo. La contestazione subita da Elsa Fornero, ieri sul palco del convegno organizzato da “Se non ora, quando?” è stata una sorpresa, ma anche un’occasione di confronto. Quando alcune donne di AltarEva e Rete Donne Fiom hanno urlato contro l’ospite riferendosi all’abolizione dell’articolo 18, Elsa Fornero non ha battuto ciglio, anzi ha invitato le donne a salire per discutere apertamente di tutte le tematiche legate al mondo del lavoro femminile.

Un peccato, forse, perché questa contestazione sul lavoro rosa ha messo un po’ in sordina l’argomento del convegno, che era la violenza sulle donne, non il lavoro, ma il colloquio che ne è nato – proseguito poi a telecamere spente una volta scese tutte dal palco – è servito senz’altro a far capire che l’Italia è indietro su tutti i temi femminili e che forse sono anche legati.

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Le donne che hanno contestato la Fornero hanno affermato che «una donna senza lavoro è una donna senza dignità», sul quale è difficile non essere d’accordo, ma anche sottolineando che la riforma è contro le donne e hanno affermato che sulle dimissioni in bianco il ministro non avrebbe fatto abbastanza. Opinione che la Fornero ha respinto fermamente.

Il problema è che le due riforme più delicate, perché strutturali, di questo governo tecnico sono quelle firmate da lei: lavoro e pensioni sono state infatti le due leve sulle quali il Consiglio dei Ministri ha puntato, lo scorso inverno e in primavera, per puntellare i conti pubblici e impostare nuove modalità e garanzie sui lavoratori. L’obiettivo, più moderno, era quello di sforzarsi di non distinguere più tra diverse categorie di lavoratori, ma, abbassando il livello medio di tutele, riuscire a incamerare parte della precarietà.

In Italia però la coperta è sempre troppo corta e soprattutto le categorie vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto. Così, il Ministro ha il suo bel daffare a convincere l’opinione pubblica che la sua riforma è dalla parte di giovani e donne:

«L’Italia sotto il profilo della partecipazione delle donne al mercato del lavoro è in forte ritardo. Rispetto all’Europa siamo molto indietro. Non c’è un solo strumento con cui intervenire, ce ne sono molti: a dispetto delle critiche che mi sono state fatte credo che la riforma del Lavoro guardi soprattutto al lavoro precario dei giovani e delle donne ed è mirata a costruire relazioni di lavoro migliori sia nell’interesse dei lavoratori sia nell’interesse dell’impresa.»

Dato che il pubblico del convegno cominciava a mostrarsi infastidito per il blitz delle contestatrici, il dialogo è proseguito per circa trenta minuti in separata sede, dopo il quale la ministra ha dichiarato ai giornalisti:

«Queste donne mi hanno rappresentato in maniera civile i loro problemi di lavoro nelle fabbriche ponendomi delle domande come ministro del Lavoro e come ministro delle Pari opportunità. Ho preso nota attentamente, sono un ministro che valorizza molto il dialogo in qualunque occasione. Certo non posso parlare con tutti e tutte, però credo che il dialogo sia una cosa positiva e lo è stato anche in questo caso.»

Fonte: Ansa