Erika De Nardo vuole diventare mamma. A dieci anni dal tragico giorno in cui insieme a Omar, all’epoca suo fidanzato, uccise senza pietà la mamma e il fratellino Gianluca, la ventiseienne Erika esprime il desiderio di un ritorno alla vita normale, e quindi anche il diritto a una famiglia e a dei figli.

Le parole, riportate da La Repubblica, sono state confidate alle persone che l’hanno incontrata in questi giorni, a distanza di appena un anno dalla conclusione della sua pena.

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Chi la conosce bene, come il padre Francesco De Nardo, la zia, e la nonna materna Giuliana, dice che Erika è una persona diversa, cambiata, e certamente migliore. In questi dieci anni ha studiato, e si è persino laureata in Filosofia con il massimo dei voti. Alla proclamazione, il papà si è presentato con un mazzo di fiori, orgoglioso come tutti i padri davanti a un figlio che diventa “dottore”.

In questo caso, oltre all’efferatezza del delitto che si sa essere stato premeditato, a colpire l’opinione pubblica è stato proprio questo: la forza e l’unità di questa famiglia distrutta dall’interno, una famiglia che non ha mai detto una parola di troppo, e che con i fatti ha dimostrato di non abbandonare mai quella ragazzina che da tutta Italia veniva considerata un mostro.

Erika ha avuto una condanna a 16 anni, che sembrano forse pochi per due omicidi e 97 coltellate, ma che sono tanti quando hai sedici anni e la parte migliore della vita davanti. Usufruendo dell’indulto e di qualche sconto di pena uscirà l’anno prossimo.

Mauro “Omar” Favaro è già libero, e di Erika non vuole più sentir parlare. L’ultima volta che l’Italia ha visto Erika in faccia è stato nel 2006, durante una breve uscita dal carcere per partecipare a una partita di pallavolo. L’evento, che faceva parte di un progetto per il recupero dei detenuti, ebbe una grande eco mediatica. Strideva così tanto la faccia sorridente di quella ragazza uguale a tante altre, con l’orrore di appena cinque anni prima.

La scena del delitto, tragica e orrenda, aveva cambiato la vita delle persone che per lavoro erano dovute intervenire. Il magistrato che si è occupato del caso, affermò di essere persino “invecchiata”. E intanto lei, Erika, giocava a pallavolo con i capelli raccolti e una t-shirt di cotone.

Così sono passati dieci anni, Susy e Gianluca non ci sono più, e non è tenendo per sempre in carcere Erika che ritorneranno. Eppure la notizia di questa ragazza che vuole diventare madre, avere una famiglia come quella che ha annientato, produce in chi la legge una sensazione strana.

La mancanza totale di un movente, all’epoca, e questa aspirazione alla serenità, oggi, getta una luce inquietante sulle ombre della mente, e su come si possa passare dalla follia omicida alla normalità, senza che effettivamente nulla cambi all’esterno.