La storia dell’uomo è costellata dai più strani divieti nei confronti delle donne, spesso veri e propri atti discriminatori per perpetuare inutili stereotipi. Uno di questi proviene dall’India dove, per quasi 100 anni, alle donne è stato proibito di servire alcolici nei locali pubblici.

Questa legge, approvata nel 1914, ha reso molto difficoltosa la ricerca di un lavoro femminile. Le donne, infatti, si sono viste estromettere dal settore della ristorazione, dato che la loro eventuale presenza non era in grado di consentire l’esecuzione di tutti gli ovvi compiti richiesti.

Proprio in questi giorni, la Corte Suprema ha abrogato questo provvedimento, dopo ben 3 anni di dibattiti in sede legale. Il tutto è arrivato all’attenzione dell’opinione pubblica grazie a una campagna portata avanti da un nutrito gruppo di attivisti. La rappresentante della protesta, Nafisa Ali, ha così commentato la discriminante legge:

In una democrazia emergente e moderna come quella in India, se la donna può guidare un aereo o diventare Presidente, dovrebbe poter anche lavorare in un bar. Le donne dovrebbero avere la libertà di scegliere il proprio lavoro e di non essere dominate da inutili leggi, create sulla presunzione che non siano in grado di badare a loro stesse.

L’industria alcolica e i locali per l’intrattenimento indiani fatturano all’anno più di 10 milioni di dollari. È evidente che, in un business così fiorente, si aprono moltissime possibilità lavorative per il genere femminile. Con la sentenza della Corte Suprema, le donne potranno finalmente entrare a pieno titolo nel settore della ristorazione e, ovviamente, approfittare di questa importante opportunità economica. Non è certo cosa da poco, soprattutto in un paese dove, nonostante le innovazioni tecnologiche, ampie fasce della società vivono nella povertà più assoluta.