Il ritratto di Bianca Berlinguer che emerge dal dossier redatto da Stefano Campagna, giornalista del Tg1, non è certo lusinghiero. Censure, sfuriate contro i colleghi, urla e sputi, mobbing e cambi di mansioni degradanti.

Questi sarebbero solo alcuni dei retroscena che hanno popolato per anni gli studi del Tg3. L’ormai famoso documento si intitola “Libro Bianca – La zarina fa ma non si dice”. Si tratta, stando a quanto reso noto dall’autore, della raccolta di testimonianze anonime provenienti da persone che hanno visto la Berlinguer all’opera dietro le quinte del Tg3.

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La protagonista, che a quanto pare nel suo ambiente di lavoro veniva chiamata “direttorissima”, si difende minacciando querela contro Campagna, che ha stilato quindici punti di accuse e descrizioni accurate di comportamenti non certo consoni al ruolo occupato dalla giornalista romana.

“Vengo a sapere che un documento anonimo raccattato da un giornalista del Tg1, viene inviato a un indirizzario di dirigenti, delegati sindacali della Rai e operatori dell’informazione. Il testo si qualifica da solo, tanto è zeppo di accuse maleodoranti nei miei confronti costruite su informazioni totalmente false, scambi di persona e attacchi infamanti a me e alla mia direzione. Ho informato il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, e ho dato mandato al mio avvocato di tutelare la mia immagine in ogni sede giudiziaria opportuna”.

Così descrive la vicenda la Berlinguer, tuttavia anche Campagna ha voluto precisare la sua posizione.

“È la prima volta che un sindacalista viene querelato da un direttore: se la Berlinguer proseguirà con la causa metterò un banchetto a piazza Navona per raccogliere fondi per difendermi.”

A difendere la giornalista da queste pesanti illazioni è il Ministro della Difesa Ignazio La Russa.

“Credo di essere l’unico a spezzare una lancia a favore di Bianca Berlinguer: l’ho sempre stimata per la sua intelligenza e capacità.”