Qual è il suono più nuovo, innovativo e ballato nella vecchia Inghilterra? Nell’ultimo periodo il genere che sta creando maggior fermento nel Regno Unito, ed è ora pronto a invadere il resto del mondo, è la dubstep, un tipo di musica che fonde i ritmi lenti dell’hip-hop, con la potenza dei bassi del dub giamaicano, ma non disdegna anche contaminazioni con altri generi, arrivando persino a influenzare l’ultimo lavoro dei Radiohead.

Il dubstep quindi oggi ingloba al suo interno varie tendenze della musica elettronica, ma tutto nasce a Londra con la scena garage dei primi anni Zero, quando il genere più in voga nei club underground della capitale inglese è il 2step, un tipo di musica più lento rispetto alla house o alla techno, con ritmi che si avvicinano all’hip-hop e alla drum’n’bass. Se quindi come padrini del genere possiamo indicare artisti come Artful Dodger, Goldie e anche il trip-hop dei Massive Attack, la dubstep ha poi preso una direzione sonora propria grazie a una serie di geniali produttori.

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Il nome di riferimento della scena è Burial (vero nome William Bevan), una specie di Banksy della musica, un artista misterioso che ha pubblicato il suo album d’esordio omonimo nel 2006, poi il fondamentale “Untrue” nel 2007 ed è rimasto anonimo fino al 2008, quando è venuto allo scoperto per smentire le voci che lo indicavano come un nuovo alias di Aphex Twin o di Fatboy Slim. “Untrue” è un disco che all’epoca dell’uscita non ha fatto sfracelli di vendite, però è stato osannato dalla critica e soprattutto è diventato il punto di riferimento per una gran parte della scena dubstep, quella più vicina a un ascolto casalingo e d’atmosfera più che da club. Un sound ripetitivo e coinvolgente che ha influenzato anche l’ultimo album dei Radiohead, “The King of Limbs“, e inoltre il leader della band Thom Yorke ha recentemente realizzato un doppio singolo in collaborazione proprio con Burial e l’altro producer elettronico Four Tet. Il suo terzo album annunciato in uscita nei prossimi mesi è uno dei lavori più attesi dell’anno.

Altro nome fondamentale per la dubstep è Rinse FM, non un’artista bensì una stazione radiofonica di Londra, inizialmente pirata (come quelle degli anni ’60 mostrate in I love Radio Rock o quelle anni ’70 di Radiofreccia) e oggi ascoltabile liberamente anche da noi sul loro sito Internet; se volete farvi un’idea più precisa della musica dubstep, ma anche di generi vicini come drum’n’bass, trip-hop e grime, radio Rinse è il punto di riferimento da cui vi consigliamo di partire.

Il dubstep sta inoltre prendendo negli ultimi mesi anche una direzione più vicina al pop con l’album d’esordio di Katy B “On a Mission”, uscito per l’etichetta discografica proprio di Rinse FM, e anche cantanti più mainstream come Rihanna, Ke$ha e Britney Spears stanno cominciando a collaborare con produttori dubstep; i nomi di riferimento della scena sono Benga, Skream, Magnetic Man, Caspa, Rusko, Skrillex e Kode9, nomi poco conosciuti al grande pubblico ma che stanno segnando il suono attuale.

Tra le band che si stanno facendo largo anche nelle nostre radio ci sono adesso anche i Chase & Status, due produttori londinesi che con il loro ultimo album “No more idols” hanno piazzato singoli di successo come “Let you go” e “Blind Faith” e inoltre hanno fatto remix per i Prodigy, collaborato con Plan B, Dizzee Rascal, Tinie Tempah e prodotto Rihanna e Alexandra Burke.

Il suono dubstep ha quindi anche una variante più vicina al soul che trova in James Blake la sua punta di diamante; il suo omonimo album d’esordio, edito in febbraio, è uno dei lavori più acclamati dalla critica e la sua emozionante cover di “Limit to your love” di Feist ha fatto conoscere un lato più intimista e profondo della dubstep, un genere molto trasversale che se ancora non conoscete vi conquisterà a breve, sia che preferiate i suoni da club che un ascolto più casalingo.