È venuta alla luce Esperanza. E per vederla, dovrà tornare alla luce anche il suo papà, uno dei minatori intrappolati nelle profondità del Nord del Cile.

3 chili per 48 centimetri per la piccola, che avrebbe dovuto chiamarsi Carolina, e a cui invece la mamma ha voluto dare il nome di Esperanza per fare forza al suo papà, Ariel Tiscona, ventinovenne che, insieme ad altri 32 uomini, lotta per la sopravvivenza in una miniera a Copiacò, 800 km a nord di Santiago, bloccato a 700 metri di profondità in uno spazio di 50 metri quadrati.

I “Los 33”, come li chiamano i media, riescono a comunicare con il mondo esterno grazie a una microcamera, e a ricevere immagini grazie alla fibra ottica e a un piccolo proiettore, che già aveva permesso loro di seguire la nazionale di calcio in un’amichevole contro l’Ucraina.

Il video del parto sarà così inviato nelle profondità della miniera dove Ariel Tiscona potrà conoscere la sua bimba, in attesa di poterla stringere insieme agli altri suoi due figli maschi e a sua moglie, si spera al massimo entro Natale, quando si concluderanno le operazioni di soccorso.

Proprio due giorni fa, infatti, la scavatrice arrivata dall’Australia, destinata al cosiddetto “piano B”, si è rotta a 268 metri di profondità, per aver incontrato una vena di roccia molto dura. Le previsioni più rosee della fine dell’incubo entro i primi giorni di novembre si sono fatte meno attendibili.

Questa buona notizia sarà uno stimolo psicologico non solo per il papà di Esperanza, ma anche per gli altri uomini, che hanno bisogno di tenere vivo il contatto con il mondo esterno, come un cordone ombelicale che li tiene legati alla vita.