E.R. – Medici in prima linea ha tenuto gli spettatori incollati allo schermo televisivo per ben quindici anni consecutivi.

Ideato dal compianto Michael Crichton e prodotto da Steven Spieleberg, E.R. è andato in onda negli Stati Uniti dal 1994 al 2009, attestandosi come uno dei più longevi serial televisivi della storia.

Galleria di immagini: ER

E.R. sta per Emergency Room che, in lingua inglese, indica il pronto soccorso. E infatti la storia del serial televisivo ruota attorno ai medici, agli infermieri e ai pazienti del pronto soccorso del Chicago County General Hospital.

Si può affermare a pieno titolo che E.R. ha rivoluzionato non solo il genere medical ma, più complessivamente, il linguaggio dei serial televisivi. Caratterizzato da una regia veloce e incalzante, che spesso fa l’occhiolino alla tv-verità, E.R. non spezza mai l’azione: le sequenze confluiscono l’una nell’altra grazie ai movimenti di macchina e ai personaggi che, spostandosi convulsamente per i corridoi dell’ospedale, permettono di raccontare più storie contemporaneamente. Lo spettatore segue così in maniera rapida tutto ciò che può avvenire nel pronto soccorso di un grande ospedale come quello di Chicago.

Registi e sceneggiatori sono stati molto capaci nel rendere appieno l’idea di emergenza e velocità che necessitano in un pronto soccorso. In nome di ciò, E.R. ha rivoluzionato anche dialoghi e immagini. Con questo serial, improvvisamente, in televisione fanno il loro ingresso termini medici altamente tecnici e specializzati, incomprensibili ai più, ma carichi di estremo fascino, elemento che contribuisce a rendere ancora più eroici i personaggi; inoltre, per la prima volta, la realtà più estrema diventa protagonista assoluta: agli spettatori non è risparmiato neppure il particolare più crudo e doloroso.

Dalle adrenaliniche sequenze di catastrofi e incidenti, in cui i medici sono alle prese con defibrillatori e sacche di sangue, a quelle più tenere e divertenti, E.R. tiene letteralmente la vita sul palmo di una mano, ma lo fa senza mai allontanare il pubblico.

La sperimentazione linguistica di E.R. è sempre in primo piano, tanto che una puntata fu girata in diretta per il pubblico americano (registrata per quello italiano): una vera e propria prova di forza che costrinse gli attori di fronte alle telecamere in continuo movimento, in una sorta di falso documentario.

Il successo di E.R. è stato però possibile soprattutto grazie ai personaggi, una famiglia a cui il pubblico facilmente si è affezionato. Di sicuro, negli anni, cali di tono e situazioni prive di mordente, causate da spunti ridondanti e già visti, sono stati frequenti. Tuttavia, il merito di un medical drama corale sta nel naturale ricambio di personaggi, che corrisponde al naturale ricambio di tirocinanti, medici e infermieri sul posto di lavoro. In questo modo è stato possibile dare continuamente nuova linfa alla serie.

Come dimenticare il bel dottore Doug Ross, che ha lanciato George Clooney? E la sua compagna Carol Hathaway, vale a dire Julianna Margulies? Per non parlare di personaggi di grande spessore come il dottor Mark Green o, andando più avanti nel tempo, il dottor Luka Kovac, alle prese con un misterioso passato nella sua natia Europa. Probabilmente l’intelligente e preparata dottoressa di origine indiana, Neela Rasgotra, ha concorso non poco ha riaffezionare un pubblico che, verso le ultime stagioni, si stava perdendo. Per la quindicesima e ultima stagione, la produzione porta nella serie Angela Bassett, tra le più interessanti attrici di Hollywood dei primi anni Novanta (fu protagonista di Strange Days): a lei viene affidato il ruolo di Catherine Banfield, capo del Pronto Soccorso, personaggio indurito da un passato doloroso.

E.R., ovviamente, ha un finale aperto: il Chicago Hospital continuerà a lavorare come ha sempre fatto in quindici anni con la stessa passione e la stessa professionalità che ha mostrato al suo affezionato pubblico.