Altro che adolescenti e giovanotti: per il suo nuovo film E Se Vivessimo Tutti Insieme? Stéphane Robelin ha scelto un nutrito gruppo di attori decisamente non più giovanissimi per portare sul grande schermo la fase forse meno sfruttata dalla cinematografia: quella della terza età. Amici da una vita, legati indissolubilmente nel bene e nel male, che vivono la propria quotidianità fatta di acciacchi e divertimento, senza dimenticare il piacere del sesso a cui proprio non sembrano rinunciare, in una commedia corale capace di aprire uno spiraglio in più sulla nuova generazione di anziani ma che di anziano, a ben vedere, hanno ben poco.

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Per E Se Vivessimo Tutti Insieme, il regista francese ha scelto molti nomi noti del panorama d’Oltralpe e internazionale: si va da Jane Fonda a Geraldine Chaplin; non mancano poi Pierre Richard, Claude Rich e Guy Bedos. A far da contraltare, almeno anagraficamente parlando, c’è Daniel Brühl, giovane attore tedesco salito agli onori della cronaca con il fortunato Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino.

Claude (Rich) non accetta proprio l’idea di essere portato in una casa di riposo; per questo, nel giorno del suo settantacinquesimo compleanno, decide di condividere con gli amici Jeannie (Fonda), Annie (Chaplin), Jean (Richard) e Albert (Bedos) la triste notizia. Quando anche a Jeannie sembra dover toccare la stessa sorte, spinta dalla figlia che ne vede pian piano perdere la memoria, il gruppo di anziani dall’estrema vitalità sceglie di andare a vivere tutti insieme, accuditi da Dirk (Brülh), un giovane studente tedesco di etnologia in procinto di laurearsi proprio con una tesi sull’invecchiamento.

Tra i piccoli e grandi drammi che accompagnano l’avanzare dell’età c’è sempre spazio per una risata, soprattutto se si ha la fortuna di attraversare quest’importante fase della vita con gli amici di sempre. Solidarietà e condivisione sono al centro della commedia dal gusto dolceamaro di Robelin, che non manca di accostare agli occhi a volte scanzonati e a volte bagnati di lacrime degli attori più “adulti” allo sguardo giovane e interessato di Dirk, un Brühl perfettamente integrato in un gruppo eterogeneo ma perfettamente affiatato come quello rappresentato dai cinque attori principali.

Sebbene non parta da una delle tematiche preferite dal grande schermo, il regista riesce a confezionare e a portare a casa una pellicola colorata e vitale, dotata di un’armonia e di una serenità che non ha nulla da invidiare alle sue rivali. Non osa di certo nei momenti di maggior dolore ma, al contempo, riesce a dare una pennellata di leggerezza anche quando il pubblico meno se lo aspetta, grazie anche a una fotografia che incarna e rappresenta perfettamente tutte le fasi che accompagnano gli ultimi anni di vita dei suoi protagonisti che, anche nei momenti più cupi, riescono a inneggiare sempre e comunque alla vita.