Clint Eastwood da pistolero infallibile in molte delle pellicole di Don Siegel a regista che con le sue produzioni sta donando un lascito fondamentale alle generazioni future. Risulta davvero difficile trovare in circolazione un cineasta che nell’arco di una carriera sia riuscito attraverso la sua filmografia e la poetica in essa contenuta, a raccontare storie più necessarie di quelle racchiuse nei suoi film, proprio come accade nel suo ultimo “Invictus”.

Quelle raccontate dal regista americano, non possono che essere definite in questo modo, storie necessarie, il suo cinema è sempre secco e asciutto, esattamente come le ultime pellicole di un altro maestro del calibro di David Cronenberg, basta ricordare un film come “La promessa dell’assassino”.

Dopo aver compiuto quasi 80 anni, il vecchio Clint, mai come in questo periodo, sta avvertendo la necessità di manifestare il proprio pensiero. In una delle ultime interviste concesse, il regista tende a far risaltare quanto ci sia bisogno di veri leader, uomini proprio del calibro di Nelson Mandela; queste che seguono sono le dichiarazioni del regista:

“Abbiamo bisogno di leader come Nelson Mandela, che ci spingano a diventare migliori. Il segreto della longevità? Consiste nel cambiare costantemente, nel cercare nuove sfide da superare.”

Tutte le ultime pellicole di Eastwood, non sono nate casualmente, ma per un’intima e irrefrenabile necessità di generare una riflessione, e, chissà, forse anche un cambiamento.