Per il Ministero della Salute sono tre e sono gratuite: parliamo delle ecografie in gravidanza che però passano mediamente a sei nel corso dei nove mesi, per iniziativa del ginecologo e su insistenze dei futuri genitori. Ma servono davvero queste indagini suppletive? Il punto è che spesso questo strumento viene sopravvalutato: in ansia per la salute del piccolo, ci aspettiamo che le ecografie possano rivelarci tutte le informazioni necessarie sul suo stato; in realtà attraverso le sole ecografie siamo in grado di  scoprire solo il 50% delle possibili anomalie fetali e i tre esami consigliati dal Ministero sono più che sufficienti, a meno che non vengano individuati fattori di rischio che rendano necessari degli approfondimenti.

Ecografia del primo trimestre. Si può eseguire dalla sesta-settima settimana di gestazione fino alla tredicesima: dà finalmente alla mamma la certezza di aspettare un bambino, che avrà un aspetto sempre più definito a mano a meno che il tempo passa. Si tratta di un esame importante che consente di stimare l’inizio della gravidanza, il suo corretto instaurarsi (escludendo così gravidanze extra-uterine) e la data di parto presunta. Ovviamente, potrete anche scoprire se aspettate un solo bambino o dovrete prepararvi a una gravidanza gemellare. A questo esame si può abbinare la c.d. translucenza nucale, la misurazione della falda liquida che si accumula dietro la nuca del feto e che, assieme alla analisi di un campione di sangue, può predire il rischio di alcune malattie genetiche, come la sindrome di Down.

Ecografia del secondo trimestre. Da effettuare fra la diciannovesima e la ventunesima settimana di gestazione, viene comunemente denominata morfologica perché definisce la struttura del feto, sesso compreso se il bambino è nella giusta posizione. Si tratta di un momento particolarmente emozionante per i futuri genitori.

Ecografia del terzo trimestre. Si esegue intorno alla trentaduesima settimana e serve per monitorare la crescita del bambino, valutare la quantità di liquido amniotico e la posizione della placenta, capire la posizione fetale; si ricercano inoltre anomalie che possono essersi presentate in modo tardivo.

E le ecografie 3D? L’ecografia 3D consente di vedere il bambino con una immagine tridimensionale e funge da approfondimento diagnostico laddove già con una ecografia bidimensionale si sia riscontrata una patologia: non esiste a oggi nessuna evidenza del fatto che l’ecografia tridimensionale sia migliore di quella a due dimensioni. In compenso, viene effettuata solo in pochi centri e il suo costo è decisamente elevato.

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