Educare i figli non è un compito sempre facile e spesso, in preda all’esasperazione, si ricorre allo schiaffo. Ma i pareri sono discordanti, difatti c’è chi dice che il ceffone è utile e chi invece afferma che è un atto violento mirato solo a scaricare la frustrazione del genitore.

Anche Save The Children invita i genitori a non ricorrere sia alla violenza verbale sia fisica per educare i figli, avviando una campagna denominata “A mani ferme – Per dire NO alle punizioni fisiche nei confronti dei bambini”. Questo programma propone una guida (“Guida pratica alla genitorialità educativa”) per educare al meglio i minori senza l’uso di punizioni corporali.

Attraverso un approccio educativo positivo piuttosto che uno punitivo, infatti, il bambino sarà supportato nella “costruzione” della sua autostima, e nell’edificazione di un rapporto non violento con gli altri. Il legame con i genitori gioverà di questo metodo, soprattutto se non verranno mai a mancare affetto e comprensione e sebbene gestire la rabbia in alcuni frangenti sia tutt’altro che facile. Nella guida si legge ad esempio che:

«I bambini imparano a gestire lo stress osservando i propri genitori. Se noi reagiamo urlando, picchiando, insultando stiamo insegnando ai nostri figli l’esatto opposto di quello che vorremmo.»

Il tema delle punizioni corporali inflitte ai più piccoli è tornato alla ribalta in seguito a un fatto di cronaca che ha avuto una certa risonanza: un italiano in vacanza in Svezia che schiaffeggiò il figlio in pubblico e venne arrestato. Poiché, in Svezia, schiaffeggiare il proprio figlio è considerato un atto offensivo. Allora se il ceffone non va bene, quale può essere una valida alternativa? Un esempio è la punizione data da un padre al proprio figlio. Il ragazzo era solito spendere i soldi per uscire invece che per comprare l’abbonamento del treno utile a tornare a casa. Alla fine si scoprì che aveva accumulato 251 euro di multe e il padre, per punirlo, ha chiesto alle ferrovie di Milano di prendere a lavorare il figlio facendogli pulire i vagoni deturpati con la vernice spray. La psicologa Maria Rita Parsi fornisce il suo punto di vista in merito a questo tipo di punizione:

«Questo genitore ha fatto la scelta migliore per l’educazione del figlio: responzabilizzarlo. Lavorando, faticando e sudando, capirà, più che con un ceffone o un rimprovero, che ha sbagliato; capirà il danno arrecato alla famiglia e alle ferrovie; imparerà che ci sono delle regole da rispettare.»

Sempre più genitori scelgono di punire i loro figli obbligandoli a fare lavori socialmente utili, tuttavia anche su questo punto non sono tutti d’accordo ritenendo tale provvedimento indatto e illegale se i puniti sono ancora minorenni. Difatti, i servizi utili possono essere svolti solo da ragazzi che hanno raggiunto la maggiore età.

Fonte: Save The Children