Sono in molti a credere che i comportamenti quotidiani delle popolazioni orientali, dei cinesi e giapponesi in particolare, siano alla base dell’enorme sviluppo economico, tecnologico e scientifico che i rispettivi Paesi stanno incontrando negli ultimi anni.

L’educazione quotidiana dei figli è uno di questi comportamenti e si avvale di un’unica, universale filosofia: la disciplina.

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Amy Chua, professoressa di legge a Yale, ha scritto un libro proprio su questo controverso argomento e sta incontrando non poche polemiche soprattutto da parte delle madri americane che, come c’era da aspettarsi, non condividono certi rigidi metodi di educazione.

Nella parte opposta del mondo, infatti, è opinione diffusa che i figli vadano educati sì con attenzione e rigore ma, al tempo stesso, allentando la tensione ogni tanto e instaurando con loro un rapporto di comprensione e tolleranza.

Le madri cinesi non ammettono una tale “debolezza”: dai figli pretendono il massimo, ovviamente per quelle che sono le loro attitudini, e non accettano la mancanza di impegno, sacrificio o idee creative. Una madre cinese non coccolerà mai il proprio bambino facendogli credere che lo scarabocchio appena disegnato sia degno di una mostra d’arte, non gli concederà mai una pausa prima di aver finito il compito che gli è stato assegnato e non loderà mai le sue azioni fino a quando saranno mediocri.

Amy Chau crede quindi che sia proprio l’atteggiamento delle madri cinesi a far crescere uomini e donne dotati del senso di responsabilità e competizione, di attitudine al sacrificio, capaci di non arrendersi prima di aver ottenuto un risultato brillante. Ovviamente, e soprattutto agli occhi di noi occidentali, il confine tra l’educazione e l’eccessiva pressione psicofisica è molto sottile: è davvero giusto adottare metodi estremi per temprare il carattere dei figli?

La scelta delle cosiddette mamme tigre cinesi si appoggia a ragioni storiche e sociali, che vedono un Paese come la Cina in forte espansione, in un movimento che va dal basso verso l’alto. Per l’Occidente si tratta del fenomeno opposto, ovvero di un sistema che, dopo aver raggiunto l’apice, è in fase di stallo o, addirittura, di decrescita. Le madri americane, così come quelle europee, sembrano quindi non avere la stessa carica, la stessa energia e consapevolezza per preparare i propri figli al futuro.

La stessa scrittrice racconta, per esempio, di aver costretto la propria figlia a suonare il pianoforte per ore, senza avere la possibilità di alzarsi fino a quando non avesse imparato a suonare un pezzo molto difficile. Sono questi gli episodi che formano le personalità brillanti della Cina di domani? O si tratta solo di metodi di disciplina crudeli e fini a sé stessi?