La Commissione europea rimprovera al nostro Paese di non aver rispettato tutti gli obblighi comunitari in materia di efficienza energetica degli edifici, neppure dopo il primo avvertimento a Roma. L’Italia è stata perciò deferita alla Corte di giustizia UE.

Per quanto riguarda il rendimento energetico negli edifici, il nostro Paese non avrebbe recepito nessuna delle due norme della Direttiva UE. In pratica, l’Italia non ha rispettato tutti gli obblighi che riguardano l’attestato di certificazione energetica (Ace), il documento che certifica la classe di efficienza di un edificio o di un’abitazione in particolare. E inoltre l’Italia non ha recepito correttamente neppure le disposizioni europee in materia di sistemi di condizionamento d’aria.

Secondo la normativa comunitaria, l’attestato di certificazione energetica è obbligatorio in tutti i casi di locazione e compravendita degli immobili. Un’informazione, peraltro, che consente al locatario o all’acquirente di conoscere la situazione energetica reale dell’immobile da prendere in affitto o da acquistare ad uso abitativo o commerciale. Invece la legge italiana rende obbligatorio l’attestato di certificazione energetica solo per gli edifici di nuova costruzione. Quali saranno le conseguenze?

La Commissione Europea torna a sottolineare l’importanza dell’attestato, in quanto consente, appunto, al potenziale locatario o acquirente una visione chiara e trasparente della qualità dell’edificio per quel che riguarda il risparmio energetico e i costi relativi ed impone anche l’obbligo che gli attestati siano compilati da esperti qualificati e/o accreditati. Le norme italiane, invece, consentono ai proprietari degli appartamenti l’autocertificazione, se l’edificio è in classe di efficienza G, che è la più bassa.