In Italia sono oltre 5 milioni gli uomini che soffrono di eiaculazione precoce: a riferirlo uno studio in via di pubblicazione, dai risultati non proprio rassicuranti, anticipato con una presentazione al 30° congresso della Società europea di urologia (Eau) a Madrid da Paolo Verze, ricercatore dell’università Federico II di Napoli.

La patologia si conferma il disturbo più diffuso nelle camere da letto degli italiani, colpendo il 17% degli uomini, rispetto al 13% (circa 3 milioni) che soffre di disfunzione erettile.

Sull’eiaculazione precoce al congresso di urologia (a Madrid fino al 24 marzo 2015) è stata presentata anche un’altra ricerca Made in Italy, effettuata da un’equipe dell’università di Palermo, coordinata dall’urologo Carlo Pavone, e imperniata sul confronto tra le diverse strategie terapeutiche disponibili per curare la patologia.

Il team siciliano ha seguito 150 uomini tra i 18 e i 70 anni, con un’età media di 50 anni, per circa 20 settimane. Nel 60% dei casi i soggetti soffrivano di eiaculazione veloce primaria, patologia cronica che può essere presente fin dalla prima esperienza sessuale e non dipende, dunque, da ansia da prestazione e stress prolungati. Degli uomini monitorati per la ricerca, 60 hanno ricevuto un farmaco per l’eiaculazione precoce, per altri 60 la pillola è stata associata alla psicoterapia, mentre 30 sono stati trattati solo con l’approccio dello psicoterapeuta.

Dalle varie strategie terapeutiche è risultato che nel primo gruppo, quello curato con i soli farmaci, la durata del rapporto è passata da 79 secondi a 203, ma i cambiamenti maggiori sono stati il risultato delle altre due terapie: la performance è aumentata da 75 a 323 secondi con la psicoterapia e da 74,3 a 600 secondi con la combinazione di farmaci e sostegno psicologico, che agisce soprattutto su ansia e stress.