Siamo agli sgoccioli di una campagna elettorale che si è contraddistinta per la limpidezza nell’esposizione dei programmi politici da parte dei suoi protagonisti, la chiarezza delle argomentazioni, la serietà e la coerenza dei candidati, ma soprattutto per l’eleganza con cui è stato trattato un argomento con cui tutti, politici di ogni schieramento e financo l’esimia dottoressa Barbara D’Urso, si sono dovuti confrontare: matrimonio gay e omogenitorialità.

Certo in Italia abbiamo qualche problemino di bilancio, un po’ di corruzione qua e là, il PIL in caduta libera, disoccupazione quanto basta ma, per fortuna, sul fronte diritti civili siamo decisamente avanzati. Si pensi ad esempio al delitto d’onore, cancellato addirittura nel lontano 1981.

Giusto ieri due illustri rappresentanti del neonato partito “Fratelli d’Italia” hanno affrontato con delicatezza e serietà l’argomento delle unioni gay, parodiando con estrema eleganza la performance messa in scena a Sanremo da due uomini che si sposeranno in America perché, nella avanzata Italia, il loro amore è considerato un amore di serie B. Lo slogan con cui si conclude questa perla di buongusto è “Vota con la testa e con il cuore, non votare con il culo”.

Per fortuna il partito in questione, nella persona di Giorgia Meloni, ha preso le distanze dalla sgradevolezza (per usare un eufemismo) di questa iniziativa, ha rimosso il video e ha chiesto scusa con un’altra clip che postiamo alla fine del post.

Resta il fatto però che i signori in questione hanno girato questo video pensando che potesse procacciare loro voti perché, in Italia, c’è ancora una cultura omofobica dura a morire, a volte palese, a volte strisciante dietro a parole schifosamente ambigue come “tolleranza”.

Il mostro dell’omofobia si aggira ancora tra di noi, la paura atavica di ciò che è “diverso”, del cambiamento, ma pare essere messo in difficoltà dall’ “avanzata” dei diritti, sia in Europa (del 19 Febbraio la sentenza della corte di Strasburgo che permette l’adozione del figlio del proprio partner, che in America, con la presa di posizione netta da parte di Obama.

Pare però che anche la nostra cara e “vintage”, in fatto di diritti, Italia, si stia accorgendo che le coppie omosessuali esistono e financo le famiglie omogenitoriali.

Prova ne è che la succitata Barbara D’Urso, campionessa indiscussa della tv nazional popolare e portavoce regina della casalinga di Voghera, ha più di una volta ospitato nel suo programma queste “strane” famiglie con figli che non paiono poi così traumatizzati dal ricevere amore da persone dello stesso sesso.

Chissà quando anche l’Italia concederà loro il diritto kamikaze di sposarsi nel loro paese d’origine, senza dover “emigrare”, per il fatidico si, negli stati che non declassano le diversità!

Io spero presto, perché mi vergogno del fatto che il mio paese faccia di un pregiudizio una legge.

L’unico inconveniente “estetico” del progresso in fatto di diritti che verrà, forse, sarà che, oltre alle “faccine” platealmente empatiche della D’Urso, ci toccherà sopportare pure Bruno Vespa che, davanti a un plastico stile casa delle bambole, giocherà a far sposare due Barbie o due Ken. Ma io un Vespa così, non me lo voglio proprio perdere.