Uno degli elementi che caratterizzerà le elezioni regionali in programma per il 28 e 29 marzo sarà la forte presenza di donne nelle liste. Non si tratta, però, di una mera causalità, né tanto meno del frutto di una libera scelta dei partiti.

Se le cose stanno così, infatti, è per via di un paio di norme, inserite nella legge elettorale, che introducono alcune regole nuove in grado di favorire l’accesso alle donne, se non alla carica, quanto meno alla candidatura.

Prima di tutto, infatti, vige l’obbligo per i partiti di inserire in ciascuna lista almeno un terzo di candidati donna.

La seconda norma, poi, prevere la possibilità, per il votante, di scrivere sulla scheda elettorale una doppia preferenza, purché, però, (ed è questo il punto chiave) una delle due sia una donna.

Ovviamente il fatto che ci siano più donne nelle liste non vuol dire affatto che queste saranno elette, ma, dato l’obbligo per i partiti di inserire almeno un terzo di esponenti femminili per ciascuna lista, e dato che la doppia preferenza è vincolata al nome femminile, va da sé che a tutti i partiti, di fronte a due potenziali candidati di uguale “forza” politica, converrà inserire quante più donne possibile.

E, in effetti, già nelle fila dei candidati al posto di governatore, troviamo diverse donne: due addirittura (Emma Bonino e Renata Polverini) per i due schieramenti in Lazio, e sorte simile potrebbe verificarsi in Umbria e Piemonte (qui infatti appare probabile la candidatura di Mercedes Bresso). Per non parlare degli altri nomi nelle liste, dove le donne si sprecano davvero.

Speriamo, poi, che qualche nome di valore (che ben rappresenti il genere femminile) venga anche eletto.