La moda italiana piange la scomparsa di uno dei suoi più celebri esponenti a livello internazionale: Elio Fiorucci, fondatore dell’omonimo e storico marchio, si è spento all’età di 80 anni stroncato da un malore nella sua casa di Milano.

Nato a Milano nel 1935, la sua passione per il mondo del fashion è iniziata sin da giovane, collaborando agli inizi con il padre, un commerciante di pantofole, per poi creare una sua attività, a fine anni ’60, dedicata alla moda proveniente dal mondo anglosassone.

Il primo negozio nasce quasi subito: nel 1967 quando lo stilista aveva 32 anni, infatti, sorge nel capoluogo lombardo la prima boutique in Galleria Passarella, a pochi passi da Piazza San Babila, la stessa che nel corso degli anni è diventata il fulcro della moda per tutti giovani amanti dello stile pop fino alla cessione avvenuta nel 2003 e la successiva vendita dello spazio al colosso svedese H&M. Dal momento in cui mette piede sul suolo americano lo stilista vede passare dal suo negozio volti noti del mondo tra cui Madonna – che divenne volto del marchio per i suoi 15 anni di attività –, Naomi Campbell – che invece ha creato una collezione con il marchio -, ma precedentemente anche Bianca Jagger, Grace Jones, Lou Reed e Andy Warhol.

Per questo motivo ecco cinque fasi dello stilista che hanno fatto la storia della moda pop italiana.

  1. Jeans aderenti, hot pants e colori accesi. Nei primi anni della nascita del marchio Fiorucci, lo stilista si è ispirato ad uno stile proveniente dalle mode oltremare interpretandole con un inconfondibile stampo pop per presentarle come alternativa alla moda perbenista e borghese. Per questo vengono proposti capi come jeans aderenti che, in maniera provocatoria, mettono in mostra le curve della donna, ma anche gli hotpants, più corti che mai e forati come nell’iconica immagine risalente alla campagna del 1985, e ancora capi e scarpe proposte in colori accesi. Tra gli altri trend che arrivano in Italia ci sono anche il monokini, il tanga e le giacche corte. Un genio provocatorio che ha attirato migliaia e migliaia di giovani, senza alcuna distinzione sociale ma semplicemente fan dei lavori dello stilista e per questo definiti “fioruccini”.
  2. Gli iconici angioletti. Se si pensa al marchio Fiorucci una delle prime immagini che viene in mente nell’immaginario comune sono i due iconici angioletti tra le nuvole: questi, specialmente tra gli anni settanta e novanta sono stati i protagonisti di numerose t-shirts.
  3. Il primo jeans stretch. Dopo aver portato alla luce hot pants e jeans ultra attillati dagli anni ’60, nel 1982 arriva la rivoluzione: lo stilista, infatti, creò il primo jeans stretch mischiando il denim con la lycra, per mettere ancora più in risalto le curve femminili. Un’idea che a quanto pare sarebbe nata molti anni prima, dopo un viaggio a Ibiza dove, ha dichiarato lo stilista in un’intervista al Giorno, le ragazze “che immergevano i jeans a mare e li strizzavano per farli apparire aderente sul sedere” per questo motivo ha voluto crearne un paio che seguisse le forme del corpo femminile, una maniera per “esaltare la bellezza del corpo era un modo per far finire la paura di mostrarsi e desiderare di farsi guardare”.
  4. La rinascita con “Love Therapy”. Nel 2003, dopo aver venduto il marchio alla società giapponese Edwin International, Elio crea il progetto Love Therapy by Elio Fiorucci che comprende linee di abbigliamento – da jeans, felpe e abiti – e accessori, rappresentate con l’ormai iconico nanetto dal cappuccio rosso.
  5. Dalle collaborazioni agli impegni animalisti. Dopo la nascita del progetto del nanetto dal cappello rosso, Elio Fiorucci inizia una catena di collaborazioni: tra queste anche quella con il marchio OVS, da cui nasce la linea Baby Angel, ma il suo impegno come animalista e vegetariano lo spinge anche a creare delle t-shirt speciali in collaborazione con il Wwf per combattere la realizzazione delle pellicce d’angora.