Elsa Fornero, ieri sera ospite del programma “Ballarò”, ha chiarito alcuni punti critici della riforma delle pensioni che entrerà in vigore dal gennaio 2012. Il neo Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, rispondendo alle domande di Giovanni Floris e dibattendo per la prima volta in diretta con politici e parti sociali, ha affermato che la riforma delle pensionipresentata nei giorni scorsi da Mario Monti non potrà subire modifiche rilevanti, nonostante il forte contrasto dei sindacati.

Il motivo, ha spiegato Elsa Fornero, è l’insostenibilità di lungo termine del sistema attuale, e la totale mancanza di risorse economiche in grado di finanziare un progetto meno punitivo per le pensioni dei cittadini.

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«Le pensioni sono un pezzo importantissimo della società e dell’economia, toccano tutte le generazioni, riguardano il risparmio e i bilanci pubblici, se non si partiva di lì era difficilissimo raggiungere l’obiettivo».

E davanti ad un filmato con alcune storie personali di pensionati al limite di sopravvivenza, il Ministro del governo Monti si è detta dispiaciuta, ma ha voluto ribadire l’impossibilità di agire diversamente:

«È chiaro che queste storie fanno venire un po’ di tristezza e sul piano personale si solidarizza, ma dobbiamo guardare al paese nel suo complesso, al Paese in Europa e noi avevamo una situazione di grandissima difficoltà. Se non c’è crescita non c’è lavoro per i giovani, per le donne».

Presente in studio, oltre all’ex ministro Roberto Maroni e ad Anna Finocchiaro, anche il segretario dello Spi-Cgil Carla Cantone, durissima nel criticare la riforma pensionistica ideata dal governo tecnico Monti. La Cantone ha accusato la Fornero di aver colpito solamente le fasce medio basse della società, semplicemente perché in questo modo sarebbe più semplice reperire fondi veloci e cospicui per risanare le casse dello Stato. Il segretario sindacale ha chiesto conto al Ministro del perché non sia stata, per esempio, innalzata la tassa sui capitali illeciti fatti rientrare in Italia con lo scudo fiscale del governo Berlusconi, andando così a trovare le risorse per finanziare l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione, uno dei temi più dolorosi della riforma.

Un altro punto caldo toccato durante la serata riguarda le pensioni di anzianità, cioè quelle di coloro che hanno iniziato a lavorare da giovanissimi e che finora potevano andare in pensione con circa 41 anni di contributi a prescindere dall’età. La riforma prevede dal 2012 l’aumento di questa cifra, fino all’esclusione della pensione di anzianità a favore del dato anagrafico.

Fonte: Il Sole 24 Ore