Niente da fare, anche quando esprime concetti sui quali si può ragionare, Elsa Fornero riesce sempre ad attirarsi le antipatie di tutti. Bersagliata da fischi e cori di protesta, il Ministro del Lavoro ha dovuto abbandonare la sala, a causa di una frase uscita a mezza bocca sui giovani, che secondo lei non dovrebbero essere troppo “choosy”, schizzinosi, quando si tratta di cercare lavoro.

A parte l’insopportabile snobismo di utilizzare un termine inglese – anche abbastanza colloquiale – che costringe a chiedere la traduzione, quel choosy pronunciato da Elsa Fornero è diventato, per contrappasso, un vero tormentone. Forse, delle varie intemerate di questo governo tecnico, la più virale di tutte, quella che si è propagata sui social network trasformandola in un termine in voga. Col risultato che il merito della questione viene messo sullo sfondo, mentre tutti si sforzano di abbinare il termine nella maniera più creativa possibile: dallo stile Apple (stay choosy) fino a più prosaici «citofonare choosy» o «ad occhi choosy», per bocca di ignoti account su Twitter o comici famosi come Maurizio Crozza.

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La domanda più seria, però, è un’altra: la Fornero ha torto oppure ragione? O entrambe le cose? Anche ammesso che non accontentarsi sia un atteggiamento sbagliato (eppure una volta essere ambiziosi nella vita era un tratto positivo) siamo davvero così schizzinosi? Se il principio è corretto – in tempi di crisi la logica della domanda e della offerta è troppo sbilanciata perché si abbia la concreta possibilità di negoziare – non si può certo dire che oggi i giovani italiani facciano tanto i difficili, tant’è vero che sono precari, cioè assumono la forma contrattuale che più di ogni altra rappresenta l’accontentarsi, come ha ammesso la stessa Fornero tornando qualche ora dopo sull’argomento.

Ma ormai la frittata era fatta, anche se forse è servito a qualcosa. Prendiamo ad esempio il blog Solferino28anni, che da tempo raccoglie e stimola il dibattitto sull’occupazione giovanile. La gaffe del Ministro ha scatenato una serie di email in cui tanti giovani raccontano le loro storie, e spesso sono giovani donne, quelle che stanno pagando di più l’inattività, l’inoccupazione italiana.

Le statistiche dicono che le giovani donne italiane sono spesso preparate, conseguono per tempo i titoli di studio, sono nient’affatto schizzinose, escono di casa prima dei loro colleghi maschi. Eppure, soltanto a Malta stanno peggio che in Italia. Cosa devono fare di più? Sul blog del Corriere c’è la storia di Giovanna, ma anche qui nei commenti potete raccontare le vostre storie, le commenteremo assieme.

Fonte: Solferino28