Si è appena spenta la polemica sui giovani choosy, e il Ministro Elsa Fornero ha già fatto altre affermazioni che stanno destando critiche. Il concetto espresso in un’audizione al Senato ricorda ricette antiche, tornate in auge in tempi di crisi economica e stipendi bassi: rinunciare all’indicizzazione dei salari.

Il meccanismo di cui parla Elsa Fornero è quello che permette di considerare gli indici del costo della vita nel calcolo dell’adeguamento degli stipendi nei contratti collettivi. Un meccanismo, peraltro, che si è sempre rivelato assolutamente inadeguato rispetto alla vita reale degli italiani, dato che il famoso “paniere” viene cambiato ogni anno e rappresenta un modello statistico medio.

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Ma nella baraonda causata dal clamoroso stop alla Legge di Stabilità – bocciata alla Commissione Bilancio per mancanza di coperture – che riporta in primo piano il dramma degli esodati, la Fornero ha citato, tra le manovre correttive allo studio di Palazzo Chigi, la necessità di inquadrare l’attribuzione delle risorse stanziate dal Governo per la produttività condizionandole a indicatori precisi:

«Il maggior peso della contrattazione aziendale su quella nazionale e il depotenziamento degli automatismi, compresa la “rinuncia” dell’indicizzazione dei salari ai prezzi in via automatica.»

Apriti cielo. Con i chiari di luna di questo periodo, non sembrava certo il caso di mettere sul tavolo anche questo argomento. Tanto che il leader della Cisl Raffaele Bonanni ha risposto subito mettendo in chiaro i rapporti tra le parti sociali:

«Consiglio al ministro Fornero meno parole e più prudenza. Un decreto che impatta sulle relazioni industriali deve essere discusso con i soggetti interessati, altrimenti rischia di diventare un’iniziativa autoritaria.»

Il Ministro, tuttavia, è davvero stretto fra due tensioni molto diverse e opposte: da un lato, trovare la copertura finanziaria per la Legge di Stabilità, e dall’altro spingere l’ente nazionale di previdenza sociale a ricorrere maggiormente alla previdenza integrativa per risanare le gestioni dei fondi in dissesto come ha caldamente suggerito la Corte dei conti. In mezzo, i tentativi di trovare coperture e risorse per i diversi progetti del governo, intenzionato ad alleggerire la morsa prima della prossima primavera.

Ma nessuno credeva che quel verbo, “alleggerire”, fosse inteso anche per le buste paga, che già troveranno una tredicesima più leggera.

Fonte: Borsa Italiana