Il Ministro Elsa Fornero prosegue il suo cammino per la riforma del mercato del lavoro italiano. Tra le molte ipotesi sul tavolo, ce ne sono almeno due che sembrano indiscutibili per il tecnico titolare di Lavoro e Pari Opportunità: il congedo di paternità e le quote rosa.

Il concetto di congedo di paternità prende esempio dal nord Europa, dove il passaggio da possibilità a obbligo anche per i padri ha trasformato il ruolo degli uomini nelle famiglie e ampliato il grado di responsabilità e libertà dei genitori rispetto al grande tema della cura dei figli. In un’intervista concessa al “Corriere della Sera”, il Ministro è stato chiaro:

«Penso che potremmo far riferimento ai disegni di legge già in discussione in Parlamento per pensare a ripartire il congedo tra i due genitori in modo che nessuno dei due prenda meno di un “x” per cento. Non vogliamo, cioè, aggiungere un congedo a quelli esistenti, perché anche in questo caso aumenteremmo gli oneri. Tutte le misure che stiamo adottando non devono implicare maggiori costi. Vogliamo razionalizzare le tutele – e quella della maternità è molto importante -, ridistribuirle, senza che costino di più alle imprese.»

Com’è noto, al centro del progetto di riforma del lavoro c’è la flexicurity, che prevede l’onere del licenziamento all’impresa a fronte di una maggiore facilità di assunzione e di licenziamento e di veri ammortizzatori sociali che pesino sull’azienda stessa e non sulle casse previdenziali, cioè sulla collettività. Il cambio totale di sistema, e di mentalità, comporta rischi e vantaggi nuovi per tutti, quindi è meglio che il congedo diventi una quota di quanto già riconosciuto per evitare di far saltare i delicati equilibri della riforma. Padri e madri dovranno perciò “spartirsi” il diritto a starsene a casa alla nascita di un figlio.

Sulle quote rosa, invece, ci sono già delle disposizioni di legge, ora è questione di farle rispettare:

«Sarei molto stupita se società quotate abituate a osservare le disposizioni non si adeguassero. E questo vale a maggior ragione per le società pubbliche: stiamo lavorando, anche in collaborazione con associazioni private che promuovono il lavoro delle donne, perché lo Stato rispetti i vincoli imposti dalle leggi.»

La legge sulle quote di genere nelle società pubbliche e quotate in Borsa è entrata in vigore l’estate scorsa e prevede un numero minimo di donne nei CdA e nei collegi sindacali. Una risposta fondamentale dell’attuale governo sarà proseguire questo percorso, perché dopo aver innalzato l’età pensionabile delle donne sarebbe ancora più grave mantenere le disuguaglianze di accesso e trattamento sul lavoro.

Fonte: Corriere