Scoppia la bomba tra Dolce&Gabbana e Elton John. Qualche giorno fa Domenico Dolce e Stefano Gabbana avevano dichiarato al settimanale “Panorama” di essere contrari all’adozione da parte di coppie gay, in maggior modo se i figli sono frutto della fecondazione artificiale. Il cantautore inglese, che con il marito David Furnish ha ben due figli nati grazie all’inseminazione in laboratorio, non poteva che rispondere con parole dure alla provocazione degli stilisti, postando un commento diretto su Instagram:

“Come vi permettete di dire che i miei meravigliosi figli sono sintetici? Dovrebbero vergognarsi per aver puntato i loro ditini contro la fecondazione in vitro, un miracolo che ha consentito a legioni di persone che si amano, etero ed omosessuali, di realizzare il loro sogno di avere figli. Non indosserò mai più nulla di Dolce&Gabbana. Il vostro pensiero arcaico è fuori tempo: proprio come le vostre creazioni di moda”.

Si è così scatenata una guerra a colpi di post sul social. Inizialmente ha fatto scalpore un commento in particolare con la scritta Fascist!, pubblicato con la stessa foto e lo stesso nome utente di Gabbana, scomparso nell’arco di pochissimo tempo. A catena è partito un altro post che lanciava l’hashtag #boycottEltonJohn, in risposta a quello lanciato precedentemente dal cantante, #boycottDolce&Gabbana

Intanto gli stilisti italiani hanno voluto rispondere con parole secche all’accusa di Elton John. In una nota ufficiale Stefano Gabbana ha dichiarato:

“Crediamo fermamente nella democrazia e pensiamo che la libertà di espressione sia una base imprescindibile per essa. Noi abbiamo parlato del nostro modo di sentire la realtà, ma non era nostra intenzione esprimere un giudizio sulle scelte degli altri. Noi crediamo nella libertà e nell’amore”.

A ruota lo ha seguito anche Stefano Dolce, ribadendo il concetto del collega:

“Sono siciliano e sono cresciuto con un modello di famiglia tradizionale, fatto di mamma, papà e figli. So che esistono altre realtà ed è giusto che esistano, ma nella mia visione questo è quello che mi è stato trasmesso. Io sono cresciuto così, ma questo non vuol dire che non approvi altre scelte. Ho parlato per me, senza giudicare le decisioni altrui”.