Sempre più stressati per colpa della connessione a Internet sul lavoro. Lo dice uno studio internazionale del Work Monitor Randstad, dove gli italiani mostrano di essere vittime speciali di email e smartphone, utilizzato come scrivania portatile: si comincia pensando sia un benefit del datore di lavoro, si finisce con l’odiarlo. Sempre connessi e ovunque significa anche essere sempre reperibili, 24 ore su 24 – come pretende il 39 per cento dei datori di lavoro – o comunque mettersi anche volontariamente nelle condizioni di pensare al lavoro in qualunque occasione della vita quotidiana.

Un tecno-stress che è riconosciuto ormai da un italiano su tre. Email, smartphone, social network, una combinazione di contenuti professionali e distrazioni che riduce la produttività invece di aumentarla e aumenta lo stress invece di diminuirlo.

Basti pensare che il 63 per cento del campione riferisce di aver ricevuto email o telefonate al di fuori dell’orario di lavoro e il 52 per cento durante le vacanze. Di contro, solo il 33 per cento ammette di aver utilizzato lo strumento di lavoro per il proprio svago. Alcune multinazionali hanno dovuto accettare di pagare come straordinari le ore trascorse su questi strumenti sulla base di vertenze sindacali.

In Italia non esiste nulla del genere, ma dovrebbe essere il primo paese a pensarci seriamente. Tra i paesi europei, è di gran lunga quello con la percentuale più alta (41 per cento) di lavoratori che ammettono di ricevere più informazioni di quante ne sappiano gestire. Forse non è un caso che tre intervistati su quattro hanno sottolineato di preferire il contatto umano, la relazione diretta, a quella tecnologica.

Questo il commento di Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia:

«La prima edizione del Work Monitor 2012 sottolinea come gli italiani, nonostante la ricca disponibilità di strumenti tecnologici di comunicazione, amino ancora i rapporti diretti e la componente relazionale. La passione italiana per la tecnologia è innegabile ma rimaniamo fortunatamente ancorati a codici comunicativi tradizionali ed emozionali che non snaturano la dimensione lavorativa.»

Fonte: Randstad Work Monitor