31 anni trascorsi a brancolare nel buio, 31 anni che la famiglia Orlandi si chiede che fine abbia fatto la piccola Emanuela, scomparsa misteriosamente una sera d’estate, all’età di soli 15 anni.

L’ultimo contatto con la sua famiglia avvenne proprio il 22 giugno del 1983, quando la ragazza chiamò la sua abitazione verso le 19 per chiedere un parere su una proposta lavorativa fattele da un uomo alla guida di una BMW verde mentre tornava a casa dalla lezione di musica: un impiego saltuario come addetta vendita di cosmetici durante una sfilata di moda per la notevole cifra, per gli standard del tempo, di circa 375.000 lire dell’epoca.

Dopo la telefonata la ragazza si confidò con un’amica e compagna della scuola di musica, Raffaella Monzi, che la accompagnò alla fermata dell’autobus, lasciandola alle 19:30 per salire sul mezzo pubblico; l’amica riferì poi di aver visto dal finestrino che Emanuela parlava con una donna dai capelli rossi che non fu mai identificata. Da quel momento in poi nessuno ha più visto Emanuela.

Le piste seguite per il ritrovamento di Emanuela furono molteplici e coinvolsero lo Stato Vaticano (dove Emanuela viveva), lo Stato Italiano, l’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti di diversi Paesi; la reale natura dell’evento a tutt’oggi, però, non è ancora stata definita.

Quest’oggi Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha diffuso una nota dove ha affermato: “Domenica 22 giugno 2014, il triste anniversario del rapimento di Emanuela Orlandi. Trentuno anni di attesa, di speranza, di illusioni e disillusioni. Dietro quel nome, diventato ormai simbolo di verità e giustizia negata, c’è una persona, una ragazzina innocente che attende giustizia da troppo tempo”.