Emanuele Filiberto, Pupo e Luca Canonici sono stati ripescati al Festival di Sanremo ieri sera, dopo essere stati eliminati dal televoto di lunedì. Ma senza buona pace dei tre, perché le polemiche in questi giorni sembrano averli colpiti in una maniera incredibilmente virulenta. Oltre ai fischi che li hanno accompagnati sul palco dell’Ariston.

Da Morgan che dice di avere nascosto la testa sotto al cuscino mentre il sabaudo cantava, a Nino D’Angelo che lo ha aspramente criticato, fino addirittura a un’ipotesi di plagio che circonda la canzone portata in gara dal trio, dal titolo “Italia amore mio”: un passaggio dell’arrangiamento ricorderebbe, infatti, l’immortale “Over the rainbow“, canzone portata al successo da Judy Garland nel film “Il mago di Oz”. Ma si tratta di un arrangiamento, e lì non ci sono i diritti d’autore, per cui il plagio è fuori discussione.

Proprio domenica scorsa da Massimo Giletti, la giornalista Silvana Giacobini aveva stigmatizzato la presenza del “principe” al festival della canzone italiana:

Ho intervistato i suoi genitori in tempi non sospetti e mi hanno assicurato che Emanuele Filiberto non sa assolutamente cantare.

E questo si è ampiamente visto. Ma Emanuele Filiberto va avanti caparbio, premiato dal ripescaggio. A Vincenzo Mollica aveva detto in un’intervista per il Tg1:

Non sono a Sanremo per cantare, ma per raccontare un mio modo di sentire l’Italia, la mia nazione, che io amo.

Questa spiacevole e polemica situazione può essere segno di un paio di questioni ancora non del tutto sciolte: l’Italia ha davvero accettato Emanuele Filiberto, non come politico, ma addirittura come personaggio televisivo? In caso contrario, perché? Emanuele Filiberto e Pupo sono stati eccessivamente sovraesposti anche a causa della conduzione de “I raccomandati“? A voi lettori la risposta.