Chi soffre di emicrania sa bene quanto il dolore aumenti con la luce, anche fioca, e quanto si cerchi di evitare di amplificare i sintomi cercando di rintanarsi nei posti al buio, in solitudine.

Il motivo dell’aumento del mal di testa in seguito all’esposizione alla luce non era finora noto, ma è stato finalmente dimostrato che esso deriva da un collegamento tra le cellule luce-sensibili degli occhi ed una famiglia di neuroni avente un ruolo importantissimo nel dolore dell’emicrania.

Pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience e riportata da Il Messaggero, la scoperta si deve a Rami Burstein, Moshe Jakubowski e Rodrigo Noseda del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston.

Mettendo a confronto un gruppo di persone con gli occhi talmente danneggiati da non avvertire la presenza della luce, con un altro in cui i soggetti avevano ancora questa sensibilità e riuscivano quindi a distinguere l’alternarsi del giorno con la notte, i ricercatori hanno notato che i primi non erano fotofobici mentre i secondi sì, arrivando alla conclusione, dopo accuratissimi controlli, che sia coinvolto il nervo ottico e un gruppo di fotorecettori retinici che fanno percepire entrambe le cose.

Per verificare tale ipotesi, gli studiosi hanno eseguito dei test su topi che soffrivano di emicrania. Con un tracciante colorato iniettato nei loro occhi, hanno seguito il percorso naturale dai fotorecettori melanopsinici al cervello, notando che la sensibilizzazione alla luce porta fino alla famiglia di neuroni di cui parlavamo prima, che si attiva proprio durante l’attacco emicranico.

Il mal di testa è un problema molto comune e circa l’85% di chi ne soffre ha anche la fotofobia. Le emicranie sono accompagnate da nausea e disturbi visivi e bastano pochi secondi alla luce per far aumentare il dolore, dunque è consigliabile tenersi lontano da essa sin dalle fasi iniziali degli attacchi.