Curioso caso di propaganda elettorale involontaria in un paesino in provincia di Reggio Emilia: a Novellara esporre la bandiera in favore del referendum per l’acqua pubblica è proibito. Chi lo dice? La legge, e si rischia anche una multa.

A scatenare la polemica la richiesta di un consigliere comunale del Pdl di Novellara che, indispettito dalla presenza di troppe bandiere in favore del “Sì” appese ai balconi della sua cittadina, ha invocato il rispetto di una vecchia norma elettorale, la n.212 del 1956.

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L’esponente comunale ha quindi richiesto l’intervento dei vigili che, battendo casa per casa, hanno obbligato i cittadini alla rimozione dei simboli dai balconi. Secondo la legge ci sarebbe stata propaganda, la norma infatti recita

“È ritenuta proibita l’affissione o l’esposizione di stampati, giornali murali e manifesti, e l’esposizione di stampati, giornali murali, striscioni o drappi, di cartelli, di targhe, stendardi, tende, ombrelloni, attinenti direttamente la propaganda elettorale in qualsiasi altro luogo pubblico o aperto al pubblico, nelle vetrine dei negozi, sulle porte, sui portoni, sulle saracinesche, sui pali, sugli infissi di finestre e balconi, sugli alberi o sui pali ancorati al suolo”.

Dopo l’introduzione da parte del Governo di una norma per la figura dell’Autorità per l’acqua, appaiono costanti gli assalti contro il referendum del 12 e 13 giugno.

Secondo il costituzionalista Valerio Onida, la legge del 1956 è corretta, non è mai stata impugnata e quindi è necessario rispettarla. Nonostante ciò il sindaco di Novellara, Raul Daoli (Pd), in accordo con la polizia municipale ha congelato le multe in attesa che ci siano nuovi sviluppi. Lui stesso si è dichiarato perplesso in merito:

“Io mai mi sarei sognato di mandare i vigili a casa di un cittadino per una bandiera ma nel nostro Paese tutto si può complicare a causa di una denuncia. Io non posso intervenire perché in questo caso sono ufficiale di governo e devo eseguire la legge”.

Sull’argomento sono intervenuti gli promotori della raccolta firme per il referendum, da Idv a Movimento 5 Stelle, i quali sottolineano la presa di posizione antidemocratica e condannano la scelta come segnale chiaro di una forza politica in declino. Lo stesso comitato per l’acqua pubblica ha commentato:

“Com’è possibile che un cittadino che ha firmato per indire il referendum, e che quindi è un promotore, non possa esporre una bandiera? I partiti possono esporre le loro bandiere fuori dalle sedi. Questo è un referendum popolare perché il popolo italiano l’ha ottenuto con un milione e 400 mila firme. Tutti questi cittadini non sono forse i promotori? E i promotori non hanno diritto di esporre i simboli fuori dalle loro sedi? Se queste sedi sono le case dov’è il problema?”

Molto più probabile che il referendum del 12 e 13 giugno, dopo l’exploit della Sardegna contraria al nucleare con il 98% dei consensi, faccia paura a chi in realtà vorrebbe l’energia atomica obbligatoria e la possibilità di privatizzare l’acqua, cioè un bene comune.

E nonostante la Commissione di Vigilanza Rai abbia intimato di informare la popolazione sui quesiti referendari, risultano ancora insufficienti i passaggi televisivi, a differenza de passaparola virale sul Web.

Di seguito vi mostriamo il video dello spot