Sembra non avere fine, e nemmeno limite, la diatriba tra Emilio Fede e Nichi Vendola.

Il direttore del Tg4, intervistato dalla trasmissione radiofonica Radio 24 “La Zanzara“, ha lanciato contro il presidente della Regione Puglia frasi dense di doppi sensi, con lo scopo di insultare il politico di Sinistra Ecologia Libertà:

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«Pendolo? Vendola è un poveretto. Pendolo, quello con l’orecchino, è un poveretto e non mi frega un tubo di quello che ha detto, non perdo nemmeno il tempo a querelare. Gli regalo un orecchino così questa volta se lo mette al naso. Vendola va capito davanti e di dietro perché uno non è che davanti dice una cosa e poi di dietro ne fa un’altra. Lui la fa davanti e di dietro».

Emilio Fede ha condito l’intervista con altre fulminanti battute di dubbio gusto, supportate dai due conduttori della trasmissione radiofonica, Giuseppe Cruciani e David Parenzo:

«Speriamo che Vendola mi venga a trovare in cella. Io mi paro il c***, però».

L’intervista dallo sgradevole sapore omofobo, ha quindi innalzato pesantemente i toni della polemica tra i due, scadendo, come sempre più spesso succede in Italia, in insulti riguardanti l’orientamento sessuale dei personaggi politici.

Il battibecco tra Vendola ed Emilio Fede, attualmente indagato per favoreggiamento della prostituzione nel Rubygate, si era scatenato il 20 settembre scorso in seguito alle frasi pronunciate dal leader di Sinistra Ecologia Libertà durante un convegno di piazza a Civitavecchia. In quell’occasione Vendola aveva affermato:

«Ci fa vergognare il fatto che quattro vecchi, maschi e un po’ rinc***** possano entrare nella politica e sporcarla. Noi, che ricordiamo un periodo storico in cui la politica, con Enrico Berlinguer, era una grande passione e non una piccola miseria, ci vergogniamo».

A far particolarmente infuriare Emilio Fede, deve però essere stata la parte del discorso in cui Vendola citava testualmente il nome del direttore del Tg4:

«Emilio Fede, Lele Mora, Tarantini: questa è l’antropologia che gira intorno a Berlusconi. Vergogna, dolore e rabbia sono i tre sentimenti che sempre più salgono dentro di noi man mano che viene a galla come in Italia viene gestito il potere»

Fonte: La Stampa